
I Delfini Bianchi dello Yangtze sono stati tutti interdetti dall’Esistenza su questo pianeta. Dicono che forse ancora due o tre esemplari vaghino nel torbido del fiume sperando che l’Umanità li salvi dall’Umanità stessa. Intanto nel pantano Italico 98 miliardicoli di Euro destinate al Fisco svaniscono nelle slot machine dei bar e tutto tace, poiché è così assurdo che l’Inverosimile è bandito dalla cronaca vera e pura.
Poi c’è chi piange perché ha volato con un Angelo quanto basta da innamorarsene. Ma l’Angelo ha mollato la presa e ha fatto un gran male. E tutto questo mi rattrista. Ho una gran voglia di diventare pazzo e furioso. Ecco.
Come da Principio supponevo, l’incredulo m’è scontento. In terre natie matura la giovane vergine al cazzo devota. Centellina parole infilate di perle rosse. S’appresta all’ardire carne, sollevar gonne e mani infrattare nei bassifondi orlati.
Di sguardi infausti lastricate membra tendo a coniare di baci. Suo il ventre di femmina mi nuoce. Ché s’ha da placare il fremito avvolto di tendini tirati a festa. Sbordo con tutto me stesso alla deriva di questo nuovo inatteso insano tocco.
Che sia un idiota nella foschia? Se l’arme è un foulard e l’adolescenza una tana di frenesie, potrei io cavaliere disarcionato scuoter ancora il dardo? Non è lei forse l’equivoco di una smaniosa incauta puttana?
Invoco la distanza inferma. Le palme vibrano ancora alla disciplina del vento. Le smorfie della bocca sua son scorci d’alba in questa notte avvinta.
S’apprestano giorno scapestrati. Comincia tu ad andar dal lupo, che lo sciame mio t’è dietro. In auge tutto, pronto al derviscio infilo.
Ché pensi che sicché sia clandestino non vi sia casus belli?