
L’uomo che vedeva il vero Io di chi lo guardava e non sapeva come dirglielo.
Il Primo di una Serie di Personaggi realizzati in argilla, gli HangHead, che esprimono una massima su cui riflettere. Io non ci ho mai riflettuto più di tanto però mi perdo a guardare cosa indica. A volte lo sposto da una stanza all'altra e gli faccio indicare qualcosa e poi alzo lo sguardo e la vedo. Una sera l'ho portato in un bar e lui guardava tutti, e tutti lo guardavano. E' lì che al terzo Rum, ho capito che lui vede il vero Io di chi lo guarda.
Sono oggetti d'arte che riservo esclusivamente alla vendita su e-bay. A questo Link: HangHead
La vendita su E-bay è un esperimento, quindi il prezzo è decisamente basso.
Stavolta non vi metto nessuna immagine, così andate a vedervelo su ebay. (Ahah. Che divertente. hem... rido perché lo avete già visto)
Un po' mi viene da... (lacrimuccia)... sì insomma ormai sono due settimane che ci vivo con questo Omino. Però, come tutte le mie opere, è giusto che partano, che vadano a esplorare il mondo per me.
Un giorno le rivedrò tutte, là dove tutte le cose vanno, e allora mi stenderò su una nuvoletta (più probabile che sia una brace) e mi farò raccontare le loro storie.
Bene, basta con i sentimentalismi.
OGGETTI ESISTIBILI. La pubblicità fa design.
Se volete farci un salto troverete anche "un'opera laterale" dello Scalet.
Di seguito il comunicato stampa.
Questa mostra indaga una particolare relazione tra design e pubblicità, presentando 30 campagne pubblicitarie, realizzate dalle principali agenzie creative italiane e ne riproduce i relativi modelli tridimensionali: oggetti d’arredo, prodotti alimentari e cosmetici, imballaggi, capi d’abbigliamento, accessori moda...Particolarità di tali oggetti consiste nell’essere nati esclusivamente per comunicare e non per essere venduti, invertendo la sequenza logica per cui prima si vorrebbe vendere e quindi si comunica. Gli oggetti rappresentati, sospesi tra reale e virtuale, tra gioco e citazione, sono organizzati in quattro categorie che ne descrivono il processo creativo: assemblaggio, estensione, ingrandimento, ibridazione.
Nel giorno 29 Novembre 2005 siete invitati a due eventi di apertura:
alle ore 12.00 si terrà la conferenza stampa, presso la saletta adiacente il Design Caffè.
Nella stessa sede, alle ore 15.00 saranno dati gli avvii ai lavori del convegno sul tema “Fenomenologie dell’Esistibile”
Il mio non è solo un punto di vista. E' anche la messa in evidenza dell'Assente. Ciò che il mio punto di vista non coglie, mi manca. Una mancanza quasi affettiva. Un moment de perdu.
Non avevo mai sognato i Gattoserpenti. I miei avi non avevano allergie. Non hanno lasciato documenti compromettenti sulle loro attività illecite. La loro massima espressione artistica era scalare montagne e sventrarle col piccone. Non ci sono mai stato là sotto, eppure da piccolo mi affacciavo alle miniere che avevano scavato. Il respiro profondo della terra ha un sapore freddo, misto morte, misto universo.
Dei miei avi ho preso la metafora del loro vivere, questo scavare nel profondo, questo scalare cose più grandi di me.
Ora non mi resta che levigarmi l’anima. Voglio togliermi un po’ di spigoli ma mantenere intatto il labirinto.
Di stanotte un sogno. In alta montagna, sulle rive di un lago. Seduto su una sedia di ferro battuto, disegno sul mio blocco degli appunti. Si avvicinano 4 ragazzi. Sembrano usciti da Cambridge. Mi guardano incuriositi. Uno di loro inizia a sfottermi. Lo fisso come per dire non è il momento. Ma il coglione prende l’astuccio con le mie matite. “Eh no, Appoggiale subito” gli dico. Lo stronzo ride, prende una delle matite e fa il gesto di buttarle nel lago. Balzo di scatto su di lui, lo afferro da dietro, gli sfilo la matita più dura e appuntita che ho (h9) e gliela conficco nel collo. Il tipo non molla. Gli scarabocchio il cranio pelato. La cute si taglia. Sprizza sangue. I suoi amici intervengono e ci dividono. Le matite cadono per terra, tra i sassi. Io sono furioso. Loro mi si scagliano addosso in massa. Finalmente se ne vanno. Malconci loro e malconcio io. Mi esce il sangue dal naso. Mi pulisco con l’acqua del lago. Stacco. Scendo dalla montagna. A pochi metri da me, su un altro sentiero, due ragazze armate di mannaie e forche scendono anch’esse la montagna. Alcuni ragazzi le prendono a sassate e a male parole (perché erano lesbiche e si erano appena sposate). Afferro un sasso e lo tiro ad uno di questi deficienti. Lo colpisco in testa. Questo si incazza e io gli dico: è bello essere presi a sassate eh? Lui non fa in tempo a prenderne uno per tirarlo a me che gli sono addosso. Faccio a pugni anche con lui, finché non gli rovino la faccia. Stacco. Accompagno le ragazze fino a valle. Non ricordo come ma mi arriva sotto mano una rivista d’arte dove si parla di me. Una recensione che me ne dice di ogni. Io sulle prime mi incazzo poi mi dico: machissenefrega, io vado avanti per la mia strada. Nel mentre arrivo a valle. Ma non c’è nessun paese, solo una ostica palude putrescente e maleodorante. Non ci sono sentieri, nulla che possa indicarmi una via. Scendo nell’acqua torbida. Mi arriva fino alle spalle. Mi muovo con fatica, ma senza paura. Improvvisamente davanti a me emerge dall’acqua la mano di una bambina con un pezzo di legno stretto forte tra le dita. Vado verso di lei con foga. Tiro su la bambina dall’acqua. Sembra muoversi, sembra che respiri ancora. Invece è morta… Guardando bene noto che è morta da giorni. La rilascio nell’acqua. Il suo corpo sprofonda ma la sua mano riemerge dall’acqua come un monito. Forse trascinata da una corrente sotterranea o forse perché la bimba (come sembrava di percepire a me) sotto quel fango viveva ancora, la mano mi fa da guida. La seguo. Le acque della palude diventano fiume, si fanno più limpide. C’è una cascata. Mi lascio andare e mi sveglio… FINE.

La Natura non riflette, afferra e rilascia.
Non ci sono interpretazioni alla sua semplicità.
Il suo agire è già di per sé rivelatore di bellezza.
Viaggio a New York - 2005 - Sergio Scalet