

Come da Principio supponevo, l’incredulo m’è scontento. In terre natie matura la giovane vergine al cazzo devota. Centellina parole infilate di perle rosse. S’appresta all’ardire carne, sollevar gonne e mani infrattare nei bassifondi orlati.
Di sguardi infausti lastricate membra tendo a coniare di baci. Suo il ventre di femmina mi nuoce. Ché s’ha da placare il fremito avvolto di tendini tirati a festa. Sbordo con tutto me stesso alla deriva di questo nuovo inatteso insano tocco.
Che sia un idiota nella foschia? Se l’arme è un foulard e l’adolescenza una tana di frenesie, potrei io cavaliere disarcionato scuoter ancora il dardo? Non è lei forse l’equivoco di una smaniosa incauta puttana?
Invoco la distanza inferma. Le palme vibrano ancora alla disciplina del vento. Le smorfie della bocca sua son scorci d’alba in questa notte avvinta.
S’apprestano giorno scapestrati. Comincia tu ad andar dal lupo, che lo sciame mio t’è dietro. In auge tutto, pronto al derviscio infilo.
Ché pensi che sicché sia clandestino non vi sia casus belli?