
Tre quarti d’ora di Lei sdraiata nuda sul tappeto e un ordigno termonucleare nell’armadio. Un intollerabile ascetismo mi blocca alla sedia. Anch’io nudo, con lo sguardo basso, e le mani stranamente ferme. Lei ferocemente immobile nel suo pudore adolescenziale. Solo il suo sguardo sembra muoversi in questa impalpabile penombra. Tre quarti d’ora sembrano più di un’ora quando è il ticchettio di un timer a scandire il tempo. Abbiamo deciso di non toccarci. Solamente nudità e nudità. Nessuna contrapposizione di tatto, abbastanza distanti da non sentire i nostri profumi, nessuna concessione al nutrimento carneo. Sembriamo scampati al diluvio universale e invece siamo solo laconici prigionieri in una cripta urbana di cui nessuno ha mai notato l’esistenza.
C’è del sacro nella poca luce che le bagna la pelle del ventre.
La sua schiena mi ricorda gli angeli ribelli quando caddero, al rumore che fecero, agli alberi che bruciarono intorno al luogo dell’impatto.
I miei occhi stanno imparando una nuova tattilità.
“Ho il profumato bisogno di te”.
Cos’è questa novità crudele della parola… Non le rispondo. Non doveva parlare.
“Avvicinati solo un po’’”.
Non doveva parlare. Non erano queste le regole. Non potevi resistere ancora qualche minuto? Il timer dell’ordigno scivola lentamente verso i 5 minuti.
Mi alzo dalla sedia, mi chino su di lei e le rilascio un bacio sulla pianta di uno dei piedi. Lei lo scosta lievemente.
“Sei la solita volpe rincoglionita” le sussurro “adesso come penitenza lo disinneschi tu l’ordigno”. Le stringo una caviglia con la mano “E’ nell’armadio”.
La bellezza ha in sé la verità dogmatica di una bomba, penso, mentre guardo le sue mani trafficare con i fili colorati dell’ordigno.
Sbuffo. Quasi mi spiace che il mio omeopata mi abbia detto: "Lei è sanissimo, a parte il test dei colori che li ha scelti in una combinazione che solo un pazzo…".
"Boh" gli rispondo io.
Sanissimo, lucido, un po' troppo serio forse, dice lui.
Eppure nell'intimo sono un giullare. Insomma, ho quasi 32 anni, un minimo di serietà da responsabilità uno la deve avere. Con due lavori che richiedono sempre la mente attiva e creativa 24 ore su 24. Bilanciamo: nuovi quadri all'orizzonte in preparazione del Tour di mostre che avrò in autunno.
Cambiamenti in vista: gestibili.
Eppure mi manca una modella per fare delle foto decenti. Una che non si faccia troppi problemi se le devo infilare qualcosa, se le chiedo pose o contorsioni improbabili. Insomma una bambolina volutamente oggetto, consapevole e dallo sguardo intelligente.
No perché sono stufo di ispirarmi a persone che non stanno ferme, che non fanno quello che dico, che si fanno troppe seghe mentali, che non si presentano agli appuntamenti, che “ma poi se mi riconosce il mio fidanzato”. Cazzo.
Dov’è finita la donna oggetto?
Ok mi scarico un programma per modellare corpi in 3d e risolvo il problema.
Sbuffo.
(La foto non è mia, non ricordo dove l'ho presa, ma sicuramente rende l'idea di quello che voglio dire)
Guido male anche nei sogni, e in più con il terrore che non sono assicurato.
Mi urlavano dietro: PIRATA! Coglione!
Io con la mano mi scusavo e facevo segno con l’indice che era colpa della macchina.
Il mio l’Omino dell’Inconscio non ha scherzato stanotte e ha tessuto un bel sogno chiaro e limpido: tu stai guidando la tua vita in modo imbarazzante e perisoloso! Mo’ te lo dico, se vai a sbattere son cazzi tuoi.
Invece no caro Omino, anche tu sei a bordo di questa sgangherata Jaguar (Jaguar perché fisicamente assomiglio ad un giaguaro con la sindrome da bradipo), qui si va a sbattere tutti.
Non ci resta che il becchino ebreo che ho sognato l’altra notte, lui sapeva come varcare le porte dimensionali, devo tornarci. Me lo segno sull’agenda del cellulare: sognare becchino ebreo e farsi spiegare meglio come viaggiare in altre dimensioni.
Aspetta, ora che mi rimbalzano gli altri sogni di stanotte, io ho un credito con una imprecisata società di organizzazione eventi: la conferenza su Pavese. Io stanotte ho fatto una conferenza su pavese, con inserti filmati. Sì è vero era uno schifo di conferenza, non mi ricordavo neanche la data di morte. D’altronde erano tutti manager cinesi. Però il lavoro è lavoro.
Segno sull’agenda: ricordarsi di chiedere il pagamento x conf.
C’erano anche i miei cani. In tutti i sogni importanti alla fin fine trovo conforto nei miei cani.