
Oggi voglio concedermi la follia di non starci dentro. Te ne dirò una tavolozza. Tanto di colori ne ho da profanarti per ore.
Allora, veniamo al sodo del tuo culo, questo Individuo Unico, le cui parti, due, variano in infiniti modi, senza alcun mutamento dell’Individuo Totale. E’ inutile che mi cammini davanti in quel modo, non ti bestemmierò addosso. Ti dirò solo che sei un po’ troia. Ma te lo dirò con un tono poco convinto, perché oggi ti voglio innocente. Ti sei mai passata sul pube una pietra bianca e smussata di un torrente alpino? E’ un atto così primordiale… lo condivideresti con me?
Ricordi quando da piccola te lo prendevo in giro e tu già profetizzavi:
“Un giorno ti parrà così bello che non te lo darò”.
“Gne gne gne gne”.
Ne sono passate di ostriche sulla tua lingua, schiacciate contro il palato e ingurgitate, ed eccoci qua, con il mio desiderio e la tua negazione. Perché le mie mani non sanno stare al loro posto neanche durante la prima comunione di tuo cugino? Come mi sento Consustanziale al tuo corpo oggi. Tra la terra e la luna non c’è silenzio, è il sole che li fa dialogare, ci hai mai pensato? Ho voglia di prenderti a sprangate di carne.
Scusa sono vittima di uno Sturm und Drang di pianoforte (ti sussurro in Chiesa). Tu mi guardi come se avessi detto una oscenità. Corpo di Cristo. Amen.
Vado cercando la configurazione chimica che si sprigiona in primavera, quando il sole si sofferma sulla pelle di certe amabili creature e innesca quell’erezione chimica bastarda, defaillance bassoventrale spasmodica.
In sostanza ho voglia di scopare, possibilmente di pomeriggio, dalle 15, ora in cui Pan Cazzo Dritto se ne va in giro per il bosco a caccia di Ninfette Ninfette, alle 24.05, perché poi devo prendere il metro.
Sì, a casa tua, perché nella mia c’è gente. E poi mi piace di più essere osservato da soprammobili che non conosco.
“Ah, non hai soprammobili? Te ne faccio uno io, la sculturina di non so cosa”.
Morale: Tu sei una spavalderia illecita della tua Psiche.
“Lo mettiamo un elefantino bianco su quella mensolina?”
Oggi catartiche pulizie di casa. E quindi anche interiori. C'è una sovrabbondanza estetica nel sole che ti entra a finestre spalancate, nel giro d'aria, negli spiriti giganti che sbuffano soffioni per indispettirmi. Ma tanto oggi non mi fregano. Sto interiormente pulito. Che mi frega dei soffioni?
La Cruda Verità 2005. Cm. 125x55 - Sergio Scalet