“Non oggi” disse lei.
Uno sguardo. Una mano troppo veloce per essere fermata. Lei cadde a terra. Sul suo viso un sorriso morbido. Su quello di lui, un sorriso d’intenzione postuma.
“Forse oggi no, ma domani non ti salvi”. Disse lui.
“Domani, prova a farti vedere da queste parti che ti faccio spaccare il muso dal filippino”. Rispose lei.
Il giorno dopo.
“Apri”. Disse lui.
“Ok”. Rispose lei.
“Perché hai aperto?”
“Me lo hai detto con un tono che mi piace”. Detto questo, si sollevò la gonna e si sfilò gli slip. Si avvicinò al tavolo, vi appoggiò i gomiti e sollevò il coccige, tanto da mettere in mostra la peluria pubica tra le natiche.
“Se devi scoparmi, fa in fretta che poi devo uscire”.
“Non ti sopporto quando mi dai ordini così espliciti, io non ti scopo. Io ti amo”.
“Se mi ami scopami”.
“Ok” disse lui, avvicinandosi e appoggiando le mani sui fianchi di lei, e stringendo.
“Non lo sento ancora dentro, che succede?” disse lei muovendo il culo e tutto il busto, come un serpente.
“Non mi tira il cazzo, non mi piace così, sei troppo aggressiva”.
Lei sbuffò, abbassò la testa e si guardò tra le gambe. Il cazzo di lui era là in fondo, dritto e duro.
“Stronz..” non fece in tempo a dirlo che se lo ritrovò dentro.
“Mi spiace amore”. Disse lui.
“Anche a me, ma adesso muoviti”. Disse lei.
“Non so, se ne ho voglia”.
Lei sbuffò ancora.
“Va bene faccio come vuoi”. Detto questo sfilò il cazzo.
“Perché lo hai tolto?”
“Non so…”
“Sei un uomo troppo insicuro per…” non fece in tempo a dirlo che se lo ritrovò dentro “Oddio… adesso muoviti”. Ma lui rimase fermo.
“Se mi dici ancora una volta quello che devo fare me ne vado”.
“Senti mi si stanno consumando i gomiti a stare così, muovi quel cazzo e facciamola finita”.
“Ok”. L’uomo iniziò a muoversi lentamente, stringendole i fianchi, risalì lungo la schiena e le afferrò i capelli.
“Mi fai male”. Disse lei.
“Certo”. Disse lui.
Dopodiché aumentò il ritmo finché non fu lì lì per venire… e in quel lì lì lo tirò fuori e venne. Sul pavimento.
“Ma porca…” disse lei “hai sporcato tutto, avevo appena pulito”.
“Scusa, sai l’eccitazione”.
“Adesso pulisci”.
“No dai, fammi godere un po’ l’orgasmo prima”.
“No, pulisci prima che il legno lo assorba”.
“Macché dici, mica è un agente chimico”.
“Poi mi rimane la macchia”
“Che rompi cazzi che sei” detto questo, prese dello scottex e pulì.
“Usa anche il detergente”.
“Ok”.
Intanto lei, sempre appoggiata al tavolo concluse toccandosi allegramente.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:01
venerdì, aprile 01, 2005
ArgoMentz: