So solo che stasera alle 22.55 atterrerò al London Stansted Airport. Alle 23.30 prenderò lo Skytrain per Liverpool Street dove alle 00.20 incontrerò M.
Altro non so.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:37
venerdì, ottobre 29, 2004
ArgoMentz:


Per terra ci sono ancora le briciole della colazione. Sono quattro giorni che non sparecchi la tavola e 2 settimane che non mangi della frutta. E’ ora di strofinare i polpastrelli e sfumare via. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre qualche rumore…
Li vedi che arrivano camminando, lenti dondolanti trasognanti. Uno è tuo padre, l’altra è tua madre, quello piccolo è tuo fratello Carl. Stanno venendo da te per chiederti il conto.
Vuoi sottrarti ancora Simone?
Strofina un altro polpastrello. Lo sai che puoi andare avanti all’infinito.
Questa volta prova a fermarti. Ascolta almeno tuo padre, guarda come il suo viso è pieno di compassione per te.
(Simone lo guarda e più lo vede avanzare verso di lei, più forte strofina i polpastrelli sulle sue ginocchia).
Non oggi Simone. Non oggi. Ascolta tuo padre, deve darti un consiglio.
“Simone, vedi, tu sei solo un contenitore, fondamentalmente sei vuota dentro. E’ l’uomo il principio creatore, la donna è solo la botte dove far maturare il vino, capisci? Capisci Simone? Ti devi rassegnare a quello che sei, una donna. E tutta quella voglia di cazzi che hai è perché sei una puttana. Non sei più la mia bimba, Simone”.
Che brutte cose che ti dice il tuo papà. Che brutte cose.
(Simone trema e piange, mentre suo padre le accarezza il viso).

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:09
giovedì, ottobre 28, 2004
ArgoMentz:


Se non la smetto di toccarmi la Luna, prima o poi si consumerà. Meglio rimettere la lingua nell'astuccio.
"Vero?"
"vero che sì?"
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:42
mercoledì, ottobre 27, 2004
ArgoMentz:


Qualche minuto fa ho visto un pappagallo andare davanti alla statua del Re e gridare “Un bel giorno son qui un altro giorno son lì, ma mai più sarò dove il vento cede all’avanzare della pioggia”.
Ho voglia di paragonarmi al cielo. Attenderò che quell’aquila vestita di perle precipiti nel lago. Le ruberò la sua linea aerodinamica e le sue ali.
Ma che ci faccio poi con tutto quell’azzurro?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:05
martedì, ottobre 26, 2004
ArgoMentz:


Ho la libido a mille. Statemi a distanza di sicurezza.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:50
lunedì, ottobre 25, 2004
ArgoMentz:


Fai scorrere un polpastrello nell’insenatura tra il medio e l’indice finché non ti troverai nella stanza di un albergo, in compagnia di due valigie nere. Seduta sul materasso spoglio, il lenzuolo è caduto dall’altra parte, ti guardi intorno con gli occhi semiaperti. Da qui in poi ti chiamerai Simone.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:34
lunedì, ottobre 25, 2004
ArgoMentz:


Alcuni nomi da votare:

Abigail
Ana
Nedejda
Cinthia
Alisia
Larissa
Kiera
Raquel
Mali
Akir
Sarah
Tara
Adrielle
Mariann
Kim
Sonya
Liisa
Jacqui
An'li
Corinne
Josephin
Vivian
Maeva
Leeloo

Mo adesso fate voi.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:14
mercoledì, ottobre 20, 2004
ArgoMentz:


I tram non arrivano mai puntuali quando piove. Sophie vorrebbe smetterla di uscire di casa, guardare il cielo e sperare che sia sereno.
Ancora un pensiero prima di arrivare alla fermata: Chi sei? Perché sento la tua voce nitida nelle orecchie? E non so ancora… A volte ci si sveglia con la sensazione di aver sognato invece poi riappaiono nitidi e incarnati, i ricordi di una vita vissuta ieri: un uomo delicato, la sua donna morta e una voce dentro che fa da guida, ma che allo stesso tempo tramortisce. Vorrei chiedergli…
«Chi sei?»
Fa freddo fuori, ma le brioche pera e cioccolato del panettiere all’angolo sono calde.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:34
martedì, ottobre 19, 2004
ArgoMentz:


Regola n.234/v2: Se ti dico che non è importante chi ha torto o ragione e tu insisti nella discussione, non lamentarti se ti meno.

Regola n.234/v3: Quando ti meno dimenati, che mi piace di più.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:53
lunedì, ottobre 18, 2004
ArgoMentz:


Fondamentalmente sono una persona equilibrata, cerco di scindere tra il giusto e l'ingiusto, sapendo che non è facile. Non cerco la lite ne la provoco, nonostante abbia un carattere di merda. Ma quando subisco un torto, o mi mancano di rispetto sono estramemente giusto e generoso nella vendetta.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:34
venerdì, ottobre 15, 2004
ArgoMentz:


Negli occhi. La panoramica perfetta. Una scia di vapore sul lastricato, uno sguardo satanico o qualcosa di simile. Attendo alla stazione, i biglietti sono finiti, un baule pieno di vestiti, aperto, e sopra il vento che si diverte a indossarli, una carezza al ginocchio, un koala saluta dal bordo della strada. Arriva lui che si presenta con un cane in braccio e un cappello di paglia e la spada ben disposta. L’elsa di un turgido cazzo pronto a ferire. E’ l’ora in cui le fate sporgono i loro musetti dai cornicioni. Un seno intravisto tra i vestiti. Uno scorpione troppo in vista. Arriva lei con il vestito di un’altra. Tasto nel buio come un cieco e tocco inaspettatamente l’aureola di un capezzolo e tastando ancora tocco la rotondità di un cuore scoperto. Una statuetta sul cofano della macchina, una bambina suona la tromba fuori dal finestrino.
Lui e lei litigano senza preoccuparsi della gente intorno. Un’auto decelera. Una musica aumenta il suo ritmo. Una sigaretta si accende sullo sfondo. L’anima di lei è polverosa. Una polvere d’orata. La sua fica trema. O forse trama qualcosa ai danni di un altro. Se ne vanno a giocare dietro una tenda gialla mentre fuori la nebbia avvolge i corpi freddi delle statue.
“Voglio vivere con te, avvolta da tessuti morbidi e caldi”.
“Solo se riuscirò a svuotare il castello dalla sabbia”.
Le torri vacillano e lei vorrebbe fare il bagno nuda. Guarda me, con la stessa preoccupazione con cui si guarda un cieco.
Le streghe si fanno vedere spesso qui. Prendono i treni per sfuggire alla Santa Inquisizione. Le streghe danzano per togliersi di testa i pensieri di troppo. Una di loro si lega ad un albero per farsi toccare senza avere la possibilità di fuggire. E perché quella donna corre incontro a quell’uomo laggiù? Immagina di sentirsi nuda, ma non lo è. I vestiti coprono le passioni. Ma come potrebbero le passioni svelarsi se non avessero indosso i vestiti? Come i serpenti, la passione sguscia dalla pelle. Si rinnova.
“Voglio vivere con te, sepolta nella sabbia del tuo castello”.
“Solo se nel mio castello c’è ancora sabbia”.
I ciechi toccano e vedono, anche sotto la sabbia.
Lui e lei ora mangiano con calma. Masticano bene.
Una delle statue abbandona il suo giaciglio eretto e se ne va a nuotare nell’acqua. Affogherà. E’ troppo pesante. Forse la salveranno tirandola su con la gru. Qualcuno scatta una foto.
Ora il suo viso fa parte di un quadro. Ora tutti la vedono.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:10
lunedì, ottobre 11, 2004
ArgoMentz:


Il corpo si ciba del silenzio notturno e della pienezza delle ombre che mi scorrono sul viso. Uno stuolo di nervi avvinghiati mi stringono le ossa. Un rantolio schiumoso. Se mi vedeste nudo sul letto sentireste il profumo delle mie braccia. Accendo la radio e mi lascio cullare dalle voci sensuali di una commedia radiofonica. Poi musica… e allora mi distraggo seguendo la lancetta dei secondi sul quadrante della sveglia. La musica mi porta fuori dalla città. La spengo perché voglio stare dentro. Non ho nulla da fare. Ho bevuto troppo caffè e non sono stanco, non ho un filo di sonno con cui tessere un lenzuolo caldo. Scorro la lista, compongo alcuni numeri ma nessuno ha il telefonino acceso. Il parquet l’ho pulito bene ieri, ho messo anche la cera. Vi appoggio le mani. Mi fletto più volte, così il sangue si fa un giro veloce. Anzi…
ho l’occhio brillante.
Poi musica…
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:57
venerdì, ottobre 08, 2004
ArgoMentz:


A lei piaceva ferirsi lo stomaco con uomini stronzi. Poi gli uomini stronzi finirono e iniziò a tagliarsi sotto i piedi.
"La morte è la somma di tutte le ferite".
"Un po' come i vestiti nell'armadio sono la somma della nudità".
"Sì, forse, circa".
A lei non piacevano i cibi molli.
"La bellezza deve lenire la brutalità della morte".
"Sì, anche".

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:59
giovedì, ottobre 07, 2004
ArgoMentz:


Oggi non transigo.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:33
martedì, ottobre 05, 2004
ArgoMentz:


I samurai hanno le gambe corte, eppure non raccontano bugie. Le donne sono cave, ma è difficile trovarvi un filone d’oro. I lupi escono dai muri. Anche i sogni. E anche i coccodrilli hanno un vago sentore delle stelle. I pitagorici la sapevano lunga, per questo se stavano zitti e non mangiavano fave. Lei accarezza la schiena di lei che accarezza la schiena di lui che accarezza la schiena del suo cane.
C’è della follia nella carezza.
Regola 134: Non emozionare chi non ricambia in emozioni.
L’amore è una debolezza che mi concedo solo nei giorni grigi.
(Anche oggi Milano è grigia).
Domani sarà più o meno grigia.

Aggiornamento...
I corvi neri e le ombre sui muri. Presagi e viatici.
Ho capito, ci sono i pazzi che riordinano caos e i pazzi che lo creano.
Oggi sto nel mezzo. Ed è un gran casino stare nel mezzo per un ora e un quarto, trafitto da sguardi dolci, e baci che vorresti ancora, e ancora, e ancora.
“Te le spezzo quelle dita…. Prima o poi te le spezzo”. Disse lui.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:58
lunedì, ottobre 04, 2004
ArgoMentz:


Qualche attimo prima di chiudere gli occhi gli parve di volare via. Il vento sfila nervoso, sulla schiena di una silfide alata. Un raggio insolito si stacca dal Sole, ormai svaporato nell’opacità dell’orizzonte, colpisce la punta di dolomia di una cima, soffocandola di rosso. Nelle valli e su, lungo i pendii e sulle sponde dei torrenti, sotto i pini e un po' più in là, dietro quel sasso macchiato dal muschio, dentro la tana di un satiro conturbato dal respiro lungo e soporifero della sua ninfa, quieta sale l'oscurità. S'inerpica lenta, e ancora più lenta va a spegnere le fiamme rocciose.

Il giovane Anders se ne sta in piedi sulle rocce sporgenti, la vastità del cielo sopra di lui gli sprofonda dentro turbandogli il respiro. Abbassa le palpebre e si smarrisce. Il cri cri dei grilli agita il buio. Solo contorni privi di riflessi. Era quello che voleva, smarrirsi.

Aria rarefatta. Sospensione. Si toglie la giacca, la maglietta sudata, gli scarponi, i pantaloni, i boxer magenta a righe gialle. Piega tutto meticolosamente ma si rimette gli scarponi. Un po' matti va bene, ma camminare nel bosco senza scarpe era per lui una forma di masochismo gratuito che non poteva tollerare. Nasconde il resto fra i rami bassi di un pino mugo. Il suo corpo, spicca di bianco, selvatico e felino. Era da molto tempo che desiderava smarrirsi sulla via del ritorno, in montagna, la sera, e soprattutto consapevolmente, in quel luogo privo di umanità, dove gli Dèi scendono di tanto in tanto, per concedersi in allucinazioni o smaniare la loro bellezza a quei mortali che come lui si perdono. Per questo si è spogliato, per essere visibile a Loro, che meglio vedono la nudità, specialmente quella plateale, aperta, esposta, come una vittima sacrificale. Ma questa ultima sfumatura lui non la può sapere.

Anders. Si lancia di corsa lungo il pendio imitando il volo limpido di una fenice di ghiaccio e il verso stridulo di una scimmia. Seduto su una guglia di roccia, tra i vapori caldi, un giovane dio, intento a sondare una particella subatomica, lo vede di riflesso e se ne innamora per un istante…e l’istante successivo s’innamora di una cerva che ad ampi balzi si porta sull’altro versante della montagna. Sorpreso, ma non confuso, dal duplice sentimento si proietta sulla cerva, la possiede e la sbrana. Ora può dedicarsi a Anders, ma lentamente. Con gli esseri umani ci si può divertire con più gusto.

Un blaterare d’ali soverchia il momento… Dalle fronde degli alberi si staccano dei coriacei suonatori di cornamusa. Dal ventre delle rocce escono danzatori fluidi e roventi come lava. La musica, di una bellezza austera, intensa, si aggira tra i rami, sotto quelli spezzati, echeggia sulle rocce colmando le valli… i danzatori avanzano verso Anders posando i loro piedi roventi sull’erba, si circondano di un fumo denso, dalle spirali morbide ma dall’odore pungente, a volte aromatico a seconda dell’erba calpestata. Si avvicinano, Anders non sembra spaventato, forse non sono minacciosi, ma neanche rassicuranti. Lui trema, non per il freddo, ma per l’eccitazione della chiarezza, della lucidità con cui si svela l'Indefinito, un'allucinazione tangibile, che diviene ancora più palpabile quando sente due salamandre, sinuose e viscide, dalla pelle maculata di nero e giallo, entrargli nello sfintere.

Copulano dentro di lui, più e più volte. Il piacere viscerale gli stringe le budella. I due corpi estranei si spingono su, tra convulsioni e gemiti dissonanti, fino al colon, dentro lo stomaco. Anders cade in ginocchio, sull’erba umida, tenendosi la mano sul ventre. Poi vomita. Grumi gelatinosi di code, occhi mielati, aperti, e un feto, lucido di liquido amniotico, che cadendo a terra, assorbendone l’humus, velocemente muta in un corpo dalle fattezze umane, nonostante la bellezza e la perfezione delle forme non abbiano niente di umano. Le sue labbra rosse si aprono in un sorriso barocco. Un lamento di compiacimento. Una mano solleva il mento di Anders che è ancora intontito, con gli occhi pesti, incapaci di spalancarsi.

«Tu sei condannato all’umanità…» dice la creatura fissando la nebbia dei suoi occhi.

Anders si lascia cadere, senza peso, senza volontà, sul corpo glabro e tendente all’abbaglio, del dio. Appoggia il capo sul suo petto. Si lascia accarezzare dalla sua dolcezza, meticolosa, impalpabile, molto sanguigna.

«Io ti amo. Amo l’angoscia della morte di cui io non potrò mai soffrire.» Gli dice accarezzandolo sulla nuca. «Posso solo amarti e amandoti posso illuderti di essere potente come un immortale…»

Le lacrime di Anders si staccano dalle ciglia andando a contornare le labbra del dio. La sua lingua, bianco di zinco con striature orizzontali di rosso cadmio, cattura le lacrime… assaporandole, le lascia persistere sul palato. Poi le sputa sottoforma di cristalli di neve.

«Le tue lacrime hanno il sapore del Nulla… Amami e ti farò esistere di più.»

Anders. I muscoli si tendono, cercano di avvolgere quel corpo. Si sforzano di amare. Il suo viso è una smorfia vivace di un dolore che anela, che si protrae sull’orlo della notte, l’oscurità, la bellezza, la consapevolezza nuda, sfibrante, finché il cuore si stacca, sotto i colpi di quell’amore levigato, limpido, sontuoso, assoluto. Un ultimo spasimo. Odore pregnante di sperma. Gli occhi! Carbonizzati. E muore.

Il dio rimane in silenzio, con gli occhi pieni dell'adorazione che è riuscito a estorcere. Le unghie conficcate sulla schiena del corpo morto. Di Anders, morto.

Il vento sospira, fievole e morbido. Il dio si alza e se ne va, appagato di quel momento di amore trafugato. Se ne va tagliando il cielo di un urlo stridente, sprofondando nello straripare di nuvole di un universo affamato, esteso nello slancio di ombre incurvate su se stesse, in attesa di una luce… chiunque sia, una luce.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 19:20
sabato, ottobre 02, 2004
ArgoMentz:


Sembra inverno in questo palazzo, anche se nell’angolo laggiù è già primavera. Sei felice o triste o tutti e due insieme. Nevica e un vapore fumoso, che fa sudare freddo, sale dal terreno e dai muri grigio-giallastri rendendo filamentosi i contorni circostanti.
In un grinzoso e abbronzato vestito di lino e gomma con un borsalino giallino in testa, entra pensosamente nella stanza un uomo che ti impedisco di riconoscere. Ha le mani blu come tutti noi che ci trasciniamo tra i cunicoli nebbiosi, timorosi o ansiosi di perderci. Si avvicina al bancone e si siede con fatica sui cuscini di piume. Potrebbero essere senza fodera. Ti vede. Ondeggi vestita di veli iridescenti, sporchi e stracciati, avanzi al centro di un tappeto e cerchi con gli occhi qualcuno, ma nessuno ti presta attenzione. Sei sfatta, scarmigliata, ubriaca e grondi un liquido bianco lattiginoso dagli occhi. E’ la malattia di chi vede troppo e non parla mai. A che serve nascondertelo, è Augen ed è entrato nel nostro ghetto protetto.
Non può essere qui. Ma è così facile essere indulgenti con lui. Lo amo perché mi fa sentire, non importa se male o bene, l’essenziale è che non sia qui per caso.
Augen risale il tuo corpo con lo sguardo, ma non arriva alla fine perché si perde tra le pieghe della tua carne bagnata di bianco. Si alza, sbilanciandosi, barcolla verso di te, riprende l’equilibrio puntando gli occhi sulle tue labbra. Non dire nulla e porgili il boccale di peltro vuoto. Sembrerà una supplica. Sorride con benevolenza ai tuoi bisogni. Chiudi gli occhi e condensati in un’unica e pesante stilla di quel liquido che ti annebbia. Le sue mani ti afferrano il polso. Attendi che scendano, apri gli occhi solo quando le senti ammorbare la tua caviglia. Brucia. Ti volti per andartene ma Augen ti chiede di danzare per lui. Non ci credi, ti sta prendendo in giro, sono anni che nessuno te lo chiede più. San Giovanni Battista si sarebbe decollato da solo pur di godere privatamente delle tue performance. Ora il tuo corpo è troppo pesante da controllare, troppo estraneo per stimolare il desiderio e la tua mente è bombardata di ricordi veri e inventati, flashback e visioni, urla, rumori, sapori di vita condensata. Non senti più la musica o ne senti troppa. Come puoi danzare per lui?
Una fitta al cervello, una scossa che fa tremolare la tua massa gelatinosa ti fa perdere l’equilibrio. Da sette anni ti fa sempre questo effetto la concentrazione.
Ecco, ci sei riuscita, hai isolato una musica nella tua testa. Una qualsiasi, non è quella che senti tu ma è il meglio che puoi fare.
Ancheggi, il suo sguardo è attento, lo hai cercato tanto e ora non riesci a sostenerlo. Balli per lui e per te, lentamente, lascivamente, non ti stanchi, non lo stanchi. Il tuo bicchiere è pieno. Stasera non tornerai a casa. Vuoi perderti di nuovo fino a lacerarti. Sophie, sei una bimba.








commenti (15)
Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:48
venerdì, ottobre 01, 2004
ArgoMentz: