
Alla fin fine è meglio non far nulla. E crogiolarsi nell’inerzia cosciente. Ti pianto lì due tre giorni di silenzio. Che magari mi faranno sembrare vile ma in realtà dietro c’è tutta una psicologia del sottosuolo. Perché hai fatto due cose che non vanno fatte con me. La prima è il Bacio. E non dico altro. Tanto sei scema e non capisci. La seconda riguarda l'aritmetica, ma non c'entrano le sottrazioni.
In quanto alla storia dei petrolieri, dello sheraton e della tua finta gelosia, la prendo come una istigazione a mandarti a cagare. Ma cosa credi che abbia ancora un cuore?
“Adesso che farai?”.
“Che vuoi che faccia!?!”.
“Alla fin fine è meglio non far nulla”.
Questa è vita immaginaria. Fomentata dal desiderio. Lenita dalla realtà. Assopita nell'impossibilità. E' pura arte della deformazione.
W.e. fruttuso. Nonostante il mio fedele computer sia entrato in coma, rianimato e rimesso più o meno in sesto, sono riuscito a: finire un quadro nuovo. Farne uno da zero con sprizzo creativo (poi forse pubblico la foto) e a portarmi avanti con un altro. L'unica cosa che non ho fatto è stato scopare. Ci sarebbe stata bene scopata tra una pennellata e l'altra. Ehhh. Come non sopporto i padri altrui.
Oggi sono alla Mondadori Media Store di via Marghera. Esporrò un pezzo (Il contrario di uno2) in una collettiva tra i libri. Stamattina lo ritocco un po'. Make up prima dell'apparizione in pubblico.
Appunti di viaggio.
Arrivo alla galleria alle 17.00. Jacki è australiana. Mi offre l'acqua gassata. Io bevo solo acqua naturale. Le faccio vedere le mie tele. Mi fotografa in strada mentre le tiro fuori dalla macchina. Fa molto reportage. Mi atteggio a Hemingway.
Mi fa vedere un originale di Kurt Cobain, disegnava come me. Forse a settembre si fa qualcosa, Jacki dice che devo conoscere Charlotte L. Mi parla di New York, Nizza e Los Angeles. A me viene in mente mio bisnonno e i suoi viaggi oltreoceano.
Mi sono venute un paio di idee per una performance on the road. (Devo parlarne a Michele, quel pazzo approverà). Devo dire ad Alberto che la prossima canzone la iniziamo direttamente con il ritornello e le strofe le mettiamo alla fine.
More fools in town.

E’ l’ora del polpastrello che fruga nei ricordi.
«Com’è strano, stasera, questo bar». Sembra la voce di un uomo piuttosto stordito, elegante nel suo tendere la mano e spegnere la sigaretta nel portacenere.
«Sono stanca di stare seduta su questa sedia a dondolo, vorrei lasciarmi andare al tremore della terra». Sorseggi un po’ di vino, Adrienne guarda altrove. Non ti sta ascoltando. Lui non è ancora ben visibile nel tuo campo ottico. Sforzati e guardalo bene, ma senza farti vedere. Cerca di non farti dei pregiudizi, anche se noti una piccola, forse insignificante, cicatrice sotto l’occhio sinistro. Si chiama si chiama si chiama Augen. Sta sorseggiando Quercia Grande del’96 con il suo amico Dioré. Il tuo tavolo è dietro il loro, Adrienne sta sognando un suonatore di cornamuse conosciuto a Londra due anni prima. Che scopate, peccato che sia ritornato in Scozia.
«Ti senti una strada nel deserto o un vicolo di Montmatre?» Augen, girandosi verso di te.
«Un vicolo, ma dipinto di rosso che poi si perde nel deserto». Gli rispondi tirando un po’ le labbra, ma senza sorridere.
«Ci sono beduini?»
«Cammelli senza padrone».
«Oasi?»
«Solo pozzi asciutti».
«Con o senza fondo?»
«Con la luna».
Ti appoggia la mano sul braccio. Afferra il tuo polso, delicatamente ma con decisione. Ti sorprende ti infastidisce, lo lasci fare.
«Sarebbe bello scoprire della polpa dentro sotto questa scorza».
«Evidentemente i signori hanno esagerato con il vino».
«Esagerare è una virtù che pochi possono esercitare impunemente».
Eccoti dunque nel bel mezzo di un respiro, tra la bocca di Augen e la proboscide turgida di un elefante. Non hai messo ordine nell’armadio stamattina, hai sempre creduto di vivere su un pianeta dove gli uomini non hanno il cazzo e sono senza mani labbra lingua. Solo occhi per ammirarti. Nient’altro che occhi, ma senza palpebre. La lingua di lui però la senti, morbida ma speleologa, rasente il tuo palato. Buono il suo sapore di bocca e vino.
Ti ricordi altro di quella notte?