

Bella, ricca, ambiziosa. Perlopiù annoiata. Tamara de Lempicka si autoritrae così, con lo sguardo fermo e altero, sul capo un baschetto da automobilista, guanti di daino, e una svolazzante sciarpa in tinta. Uno stile inconfondibile, prepotentemente femminile, simbolo di una vita passata alla ricerca dell’agiatezza, vissuta con teatralità, eccentrismo, sfacciataggine, in totale adesione con l’idea di femme fatale che andava per la maggiore in quegli anni.
“Io vado”. Disse lei.
“Io no. Non più”. Rispose lui.
“I tuoi non più, significano che domani verrai”. E se ne andò.
News del mattino. Stamane Scotland Yard ha circondato il Ritratto della Gioconda di Duchamp. Si sospetta che l’Anonimo coi Baffi si nasconda dietro il quadro.

Mi sono svegliato vero. I sogni di questa notte erano densi di macchine nere e ragazzi che si prostituivano non per soldi, ma per parole.
Sono una persona mediocre, con un sottosuolo denso, intriso di radici. La prima ragazza che ho amato ora è una suora dell’Ordine delle Clarisse. Mio padre se n’è andato nell’Altrove che avevo 12 anni. La mattina prima di morire mi disse: Quando torni da scuola non so se ci sarò. Quel pomeriggio nacque un vitellino. Vivo nel contrasto tra vita e morte, possessione e abbandono.
Mia madre spera sempre di vedermi tornare a casa, oltre le montagne, per prendermi cura dei campi. Vivo nella città delle possibilità. Una di queste se ne sta sfumando via.
Come faccio a spiegarle che mi ha fatto male e che per mia natura ho bisogno di vendicarmi? Come faccio a dirle smettila di alimentare la mia necessità di vendetta e vieni subito qui, se continua a negarsi?
I suoi silenzi sono un massacrante lamento. La sua bellezza è scorticante, perché pregna di uno stile che non dimentichi il giorno dopo. E ne vuoi ancora, e ancora, che sai benissimo che ti porterà nell’oblio. In quel cazzuto oblio dove non ti resta che prendere atto di non capirci più nulla.
Come faccio a dirle che vorrei tanto farle tutto quello che vorrebbe lasciarsi fare, e che ieri avevo preparato dei lacci intonati con la sua pelle. Forti e resistenti che convulsa com’è non li avrebbe più strappati?
Sono nato in un paese di montagna dove basta mezz’ora di cammino e ti puoi sporgere su un abisso di roccia e buttarti giù. Non ci sono rimasto tanto da provare quell’ultimo estremo volo. Ho cercato altre emozioni. Le ho trovate con fatica. La necessità ti ingabbia. La sopravvivenza ti rende bastardo nelle ossa. E impari a non fidarti di nessuno. Soprattutto della bellezza. E io ho bisogno di respirare vivere fottere la bellezza. Perché non mi appartiene, mi è stata negata alla nascita, ne ho un insano atavico bisogno. E l’unica condizione per averla è non diventarne schiavo. Illuderla di esserlo ma mai esserne succubi. Adorarla e disprezzarla. L’unica condizione è questa contraddizione.
Come faccio a dirle: ho solo voglia di te?

Un uomo e una donna guardano il mare da una macchina. Quella nera, per intenderci.
“Mi tratti troppo da cazzo. Non è giusto. Io sono brava”. Lei.
“Io sono giusto, e ti tratto come meriti. E se ti tratto da cazzo è perché sono estremamente giusto, e i miei impulsi animali ne sono la conseguenza”. Lui.
“Lo sapevo sarebbe stato un delirio” Lei.
Lui scende dalla macchina e se ne va. Lei rimane là a fissare il mare e forse a chiedersi che cosa sarebbe stato se lui le avesse tolto le scarpe.

L'ombra in cui mi costringe a stare riserva dei piaceri incomprensibili a chi si ostina a rimanere alla luce. Uno di questi piaceri è l'essere chiamato mentre lei è ad una festa, con i suoi amici. Si diverte ma le manca qualcosa che solo io potrei darle.
Cosa non è dato sapere. Perché non posso darglielo, neppure.
Ora ditemi voi se sentirsi quel superfluo in più che potrebbe colmare di soddisfazione una donna, che ha già tutto ma non me, è un piacere a cui si può rinunciare con facilità.

Sembra un cimitero di poltrone reclinabili invece è solo una manifestazione estemporanea, una illusione creata da un oscuro Fratello Ironico e da sua Sorella Circonflessa. Chi siano questi due buontemponi ancora non si sa. Qualcuno gli ha visti infilare la mano camuffata da ariete nella vagina di una vergine cattolica per sbrecciarle l’imene. Un fotografo professionista ha tentato di catturarli con una fotocamera digitale ma le fotografie una volta trasportate su computer hanno perso gradualmente definizione. I pixel si sono rimpastati nell’immagine di un piccolo pomodoro rosso.
L’Assurdo, talvolta respira piano, senza rendersene conto. L’Assurdo a volte si propaga materializzandosi nella quotidianità nella forma di un pappagallo appollaiato sulla spalla di un pirata. Jhon Silver. Forse perché l’Isola del tesoro è stata assorbita, attraverso un condotto di luce, da una Entità Candida e Nuda che si rigenera rubando le illusioni agli scrittori di avventure. La Sorella Circonflessa ne sa qualcosa perché forse figlia di quell’Entità Candida e Nuda. Per ora non ci giunge nessuna eco che ci possa ricordare… ricordare? Cosa?
Fulgidi arieti sbrecciano l’imene della terra mentre la Sorella Circonflessa cerca sua madre per dirgli che gli uomini hanno bisogno di sapere se il tesoro dell’Isola è ancora vivo, da qualche parte, sulla terra.
«Il tesoro è vivo.» Risponde l’Entità Candida e Nuda.
«E dove si trova?»
«Non ci sono luoghi o uno stati di esistenza precisi… ma solo tonalità. Il tesoro si è trasformato nelle tonalità della personalità di un uomo.»
«Chi è?»
«Quello laggiù.» L’Entità Candida e Nuda indica con le pupille un uomo abbracciato ad una donna, entrambi distesi su un letto a due piazze. Odori corposi di sperma e di polvere da sparo impregnano la stanza. La donna ha una pistola stretta al petto. I suoi seni sono macchiati di sangue. Tutto quel rosso esce dal costato dell’uomo. Lei lo ha ucciso, subito dopo il coito.
«Perché?»
«Per il tesoro. Il tesoro che deve essere riportato sull’Isola…per far vivere quella storia.» Risponde la Donna.
«Ma l’Isola non c’è più.»
«Creerò un’altra Isola. Un altro mondo dove custodirò il tesoro.» Risponde la Donna. La Donna? i suoi occhi emanano illusioni carnose. Chi sei?
«Che ne farai di quel corpo morto?»
«Gli succhierò gli occhi e mangerò il suo cervello per impossessarmi del tesoro. E io sarò il mio mondo, la mia illusione, il mio Assurdo.»
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