"Più scheletro" disse la serpe alla lumaca "Ci vuole più scheletro".
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:14
mercoledì, marzo 31, 2004
ArgoMentz:


Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:40
martedì, marzo 30, 2004
ArgoMentz:


Il locale dà l’effetto di scendere in profondità, dissolvendosi nel deperimento strutturale. Un canto asiatico ritmato da tamburi afoni si dilata in un impatto sensoriale raffinato, simile ad una carezza sulla nuca. Simile. Chiazze di colore, dai toni scuri con riflessi brillanti, si spezzano e si spogliano, rivelando o nascondendo volti nottambuli, alcuni ostinati, altri che non sanno di essere là. Non c’è niente di stabile nel mare mosso e fumoso di vertebre sguarnite in cui si nasconde il corpo ondeggiante di Li’An, là in fondo, parzialmente coperto da un vetro liquido che sembra accennare all’impalpabilità. Dago invece sta appoggiato al naso sporgente di un leone babilonese dalle ali tirate all’indietro e impomatate con una sostanza purpurea. Dago. Si accarezza il palmo della mano da più di un’ora, calato giù, a costruire fantasie lucide con quel corpo. E gli sibilano le orecchie. Le linee convulse di un disegno dal tratto sottile, avvolgenti nei loro colori morbidi, spezzano il blu oltre il muro, mentre il gomito di Dago si bagna di vodka secca, appoggiandosi alla spina dorsale del serpente di legno intarsiato che fa da bancone del bar. Ma non fa freddo. E’ il momento di bere qualcosa. Ordina un White Lady e quando il barman gli porge il bicchiere, un’onda affusolata e trascinante eccita le sue mani. Vorrebbe toccarla subito, per insegnarle il Dioniso danzante dei suoi polpastrelli, ma lei, Li’An, non lo conosce ancora… Chi? Pensa lui, senza definire il pensiero. Una creatura dal naso affilato, della razza Gente Silenziosa, attraversa come fumo la stanza per sedersi accanto a lui. «Ho visto come la osservi…» «Chi?» «Lei.» Indicando in direzione del vetro.

Li’An là in fondo. «La conosci?» «No. Ma dovresti… insistere.» Le bottiglie le persone le scarpe accese di rosso, tutto rallenta facendosi cogliere nella più intima vibrazione. Dago non capisce, non la può capire, lei, Li’An che non conosce ancora e che è là in fondo, da qualche parte, che interferisce ignara con i pensieri di qualcuno… Qualcuno, un uomo. In trench blu iridescente, schizzato di magenta, graffi di vernice argentata, seduto in uno dei tavoli centrali, in compagnia di un bicchiere e il dito medio immerso nell’inverno polare di tre cubetti di ghiaccio. Lui è Clement. E l’altro, seduto accanto è Wolfgang Amadé Mozart, con la sua caratteristica parrucca bianca arruffata, intento suonare il bicchiere dello champagne. «Tu vuoi il seno perfetto di Madame de Pompadour e in effetti la cura migliore per guarire da una ossessione è crearsene un’altra.» Suggerisce Amadé, ma Clement non risponde perché il suo sguardo tende oltre il vetro, il suo occhio striscia già sulla pelle della schiena di Li’An, sbavandola con una lacrima di rimpianto, o forse è qualcosa d’altro, ma con un coefficiente di penetrazione tendente all’Assoluto. Nel locale c’è già la neve, bianca di pelle, mentre Dago sperimenta il piacevole abbandono all’autoironia sistemandosi i capelli allo specchio, senza farsi vedere. Non ci sono posti a sedere, non importa, preferisce stare in piedi, anche se gli sibila ancora l’orecchio. Del White Lady è rimasta una chiazza perlacea nel ventre del bicchiere. E’ ora di staccarsi dal bancone e lanciarsi nella direzione di lei, Li’An che… un’ombra e fastidio, sotto le sue unghie. Dove sei? I suoi occhi la cercano dentro le certezze delle scollature, nelle forme meno stabili dei seni delle altre. Ma lei non si trova. «E’ in bagno.» Gli sussurra un ragazzo di colore stringendo le labbra su un origami di carta di riso. «Posso fare altro per te?» «Chi è?» Prova a chiedere Dago, ma il ragazzo imbeve l’origami nel Porto rosso e se lo mangia. Dal bagno delle donne esce un profumo di cloro aromatizzato con tea verde e cedro e quindi Dago non può che attendere nell’antibagno. La musica si dirada, e la pelle bianca e Dioniso e Venere sotto i seni, si combinano e si riconoscono e pelle bianca e Dioniso e Venere sotto i seni si tolgono la maschera. Sfregio di naso e labbra metalliche Poi gli zigomi, poi le ciglia gli occhi le pupille… Lei, Li’An, gli fa «Bum!» a lui non resta che un «Bam!» Lei gli tocca le labbra con l’argento dell’anello, meticolosa e fenicottera. La sua lingua sa di succo di metallo e acido limone… Così Dago incontra Li’An.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:01
lunedì, marzo 29, 2004
ArgoMentz:


Frangiflutto delle mie brame, chi è il più ammorbato del reame?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:11
venerdì, marzo 26, 2004
ArgoMentz:


Qualcosa di Li'An - Mi chiamo Li'An e ancora non so dove sono. Se lo sapessi non mi cercherei. E comunque dicono che spesso io sia da un’altra parte. Spesso, non sempre. Ma per me è troppo presto. Nonostante fuori sia già chiaro, dormirò ancora un po’… Le lenzuola sanno ancora di torpore…
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:54
venerdì, marzo 26, 2004
ArgoMentz:


Ho partorito 4 nuovi figli che si aggiungono agli altri 2... per un totale di 6 figli. 2 dei quali sono rispettivamente 130x95 e 150x90. Quando travalico la soglia di un certo tipo di piacere divento quantitativo. Ma cazzo li vedeste... Li vedrete presto. Saranno in mostra il 7 maggio. Questi sono momenti in cui mi vien voglia di chiamare mia madre e dirle: grazie per avermi messo al mondo. Grazie per avermi reso sensibile e turbato psichico con quel tuo carattere anaffettivo. Ti voglio bene mamma. Sissì (ma guarda che scemo divento quando sono contentoo o o o o o o o o). Ok, basta regressione all'adolescenza hey. Stop. Va bene. ok. ops. cazzo che figata... ho le mani sporche di resine e colori. Appiccica tutto. Ahahah. Ma cosa ci mettono in queste resine ahahaha. Ma pensa te. Prrrrrrrr!
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:05
giovedì, marzo 25, 2004
ArgoMentz:


Nervi a fior di pelle. Colpa della solita stronza che lascia i discorsi a metà e le parallele unte del suo olio per il corpo. E di tutte quelle cazzo di confezioni di yogurt naturale senza frutta dentro.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:53
mercoledì, marzo 24, 2004
ArgoMentz:


L'insana voglia di un mattino di pioggia sta producendo effetti torbidi nei miei sensi. Prima di stasera succederanno cose...
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:35
martedì, marzo 23, 2004
ArgoMentz:


Oggi è una giornata da starsene a letto a leggere Dostoevskij.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:33
martedì, marzo 23, 2004
ArgoMentz:


Oggi è una giornata da tirar dritto e andare al mare.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:14
lunedì, marzo 22, 2004
ArgoMentz:


Smettila di guardarti la Luna.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 18:56
giovedì, marzo 18, 2004
ArgoMentz:


Vagare per le strade di Milano senza una metà, è sempre stato il mio forte. I mondi che costruisco lungo il tragitto si dissolvono quando arrivo a destinazione. Si sciolgono in fretta, come se avessero bisogno di tornarsene da dove sono venuti.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:06
giovedì, marzo 18, 2004
ArgoMentz:


I suoi occhi non hanno più colore. Le luci gli graffiano la pupilla, impedendogli di vedere la strada e di evitare quell’attimo di troppo che si accumula ad altri attimi e inchiodare non serve a nulla e STU TUNF! L’auto travolge un bambino, il suo Snoopy e tutto il resto della famiglia, comprese le valige. Mr. Lazar, forse non dovevi bere quell’ultimo Blu Moon, ti potevi fermare una tonalità prima, all’Angelo Azzurro. Poteva bastare. Adesso cosa racconterai a tuo figlio?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:30
mercoledì, marzo 17, 2004
ArgoMentz:


Sembra inverno, anche se nell’angolo laggiù è già primavera. Sei felice o triste o tutti e due insieme. Un vapore fumoso, che fa sudare freddo, sale dal terreno e dai muri grigio-giallastri rendendo filamentosi i contorni circostanti. In un grinzoso e abbronzato vestito di lino e gomma entra pensosamente nella stanza un uomo che ti impedisco di riconoscere. Ha le mani blu come tutti noi che ci trasciniamo tra i cunicoli nebbiosi, timorosi o ansiosi di perderci. Si avvicina al bancone e si siede con fatica sui cuscini di piume. Potrebbero essere senza fodera. Ti vede. Ondeggi vestita di veli iridescenti, sporchi e stracciati, avanzi al centro di un tappeto e cerchi con gli occhi qualcuno, ma nessuno ti presta attenzione. Sei sfatta, scarmigliata, ubriaca e grondi un liquido bianco lattiginoso dagli occhi. E’ la malattia di chi vede troppo e non parla mai. A che serve nascondertelo, è Lui ed è entrato nel tuo ghetto protetto. Risale il tuo corpo con lo sguardo, ma non arriva alla fine perché si perde tra le pieghe della tua carne bagnata di bianco. Si alza, sbilanciandosi, barcolla verso di te, riprende l’equilibrio puntando gli occhi sulle tue labbra. Non dire nulla e porgigli il boccale di peltro vuoto. Sembrerà una supplica. Sorride con benevolenza ai tuoi bisogni. Chiudi gli occhi e condensati in un’unica e pesante stilla di quel liquido che ti annebbia. Le sue mani ti afferrano il polso. Attendi che scendano, apri gli occhi solo quando le senti ammorbare la tua caviglia. Brucia. Ti volti per andartene ma ti chiede di danzare per lui. Non ci credi, ti sta prendendo in giro, sono anni che nessuno te lo chiede più. San Giovanni Battista si sarebbe decollato da solo pur di godere privatamente delle tue performance. Ora il tuo corpo è troppo pesante da controllare, troppo estraneo per stimolare il desiderio e la tua mente è bombardata di ricordi veri e inventati, flashback e visioni, urla, rumori, sapori di vita condensata. Non senti più la musica o ne senti troppa. Come puoi danzare per lui? Una fitta al cervello, una scossa che fa tremolare la tua massa carnosa ti fa perdere l’equilibrio. Ti fa sempre questo effetto la concentrazione. Ecco, ci sei riuscita, hai isolato una musica nella tua testa. Una qualsiasi, non è quella che senti tu ma è il meglio che puoi fare. Ancheggi, il suo sguardo è attento, lo hai cercato tanto e ora non riesci a sostenerlo. Balli per lui e per te, lentamente, lascivamente, non ti stanchi, non lo stanchi. Il tuo bicchiere è pieno. Stasera non tornerai a casa. Vuoi perderti di nuovo fino a lacerarti. Sei una puttana.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:34
martedì, marzo 16, 2004
ArgoMentz:


Ho sognato un Samurai, nella sua corazza di legno e pelle. Mi porge un cappello da pesca rosso. Me lo mette in testa e mi dice: E' bene avere con sé un cappello da pesca rosso, perchè quando si ridesta dal sonno o dopo l'ebbrezza del Saké, un samurai deve sempre avere un colorito sanguigno. Dopo queste parole mi sveglio e sento che la Disciplina del Daimo è entrata in me. Declino tutti gli inviti, non rispondo al telefono e dipingo tutto il giorno senza assentarmi un solo attimo da me.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:44
lunedì, marzo 15, 2004
ArgoMentz:


Fingere indifferenza è una forma di attenzione sopraffine.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:34
venerdì, marzo 12, 2004
ArgoMentz:


Le donne sono così stupide che cercano uomini intelligenti, mentre l'uomo, essendo più intelligente, sa che gli uomini sono stupidi e quindi cerca solo le donne che sono più intelligenti. I Gay invece se lo prendono nel culo. Le Lesbiche no.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:27
venerdì, marzo 12, 2004
ArgoMentz:


Diciannove Punti Sutura di un litigio. 1. Stiamo parlando al telefono del più e del meno: Bla bla bla bla bla bla…(variabile X che scatena il paradosso) tu dici: “ah sì?” Io dico: “co co cos..” e tu “bla bla bla stronzo”. 2. E metti giù. 3. Ti richiamo. 4. Non rispondi 5. Ti richiamo 6. Non rispondi 7. Ti richiam…Rispondi!!! Tento di spieg… e tu”Bla bla bla bla stronzo”. e metti giù. 8. Ti richiamo. 9. Non rispondi. 10. Ti bersaglio di sms. Dopo due ore finisco il credito. 11. E’ ormai notte inoltrata. Finlamente riesco a prendere sonno e il cellulare squilla. E tu:”va bene parliamo”. Io non mi ricordo neppure com’è iniziata. Non ho voglia di parlare, so che qualunque cosa dirò sarà inutile. 12. In qualche modo dico qualcosa. E tu”Sembra tanto una scusa inventata ad hoc. Comunque potevi dirmelo prima che tu…” 13. “Ma se non mi rispondevi al tel!”. E tu: “Beh ci sono tanti modi per dire le cose, o sei così limitato?” 14. Mi inviti da te per chiarire la questione (di cui io ormai non ricordo). 15. Suono al tuo citofono. Appena apri la porta ci saltiamo addosso. 16. Scopiamo dove capita. 17. Tu mi abbracci dicendo: “Tutte le donne del mondo dovrebbero avere un utensile come te”. 18. Parliamo dolcemente per un’ora, poi arriva la variabile X che scatena un altro litigio. Io non ti dico più “cos… cos cos” ma ti prendo a sberle, ti graffio e tu ti lasci fare compiaciuta ma per coerenza con il tuo essere bastarda mi tiri un pugno nello stomaco. 19. Per reazione scopiamo dove capita finché il week end finisce e saluti.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:00
venerdì, marzo 12, 2004
ArgoMentz:


Spleen tossico trilinico (parole a vanvera): Amo la velocità all'inizio e alla fine intervallata dalla lentezza nel mezzo. Per questo mi piace correre in bagno, puntare il cazzo e lentamente pisciare a occhi chiusi, godendomela flutto su flutto. Quando ero piccolo e d'estate andavo in baita con i miei, la sera prima di coricarci andavamo fuori nel prato, e sotto la luna, in ordine di grandezza: mio padre, mio fratello maggiore, io, mio fratello minore, pisciavamo alla luna. Sincronia Notturna: grilli, vento fresco, luna, stelle. Il fumo della sigaretta di mio padre. Archi di pipì scintillante sull'erba. Sgocciolata finale. Bagliore sull'ultima goccia. E poi a nanne.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:24
giovedì, marzo 11, 2004
ArgoMentz:


Ieri sera ho dipinto fino a notte fonda. Credo di essermi preso una intossicazione a base di triellina. Nausea, forte mal di testa, occhi appestati.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:26
giovedì, marzo 11, 2004
ArgoMentz:


Ovunque tu fossi ieri sera, è stato divertente. Il film era una noia. Tu eri in tutte quelle che superavano il metro e settanta e avevano le unghie di plastica (praticamente solo due). Credo di non aver mai curiosato così tanto nei decolté. Chissà come hai fatto a nasconderti così bene. Ovunque tu fossi ieri sera, è stato divertente cercarti e non vederti.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:01
mercoledì, marzo 10, 2004
ArgoMentz:


La passione vive di pericolo. Le leggi della passione sono imprevedibili, soprattutto negli orari accettabili (dopo non c’è passione o non c’è vita?). Per questo ti imponi un autocontrollo severo, ma senza mani basterà un minimo di squilibrio per andare a sbattere. E sai, sui muri si scrivono molte verità (che la gente si ostina a cancellare). Le tazze della colazione sono piene di “rimossi”. Ma l’inconscio se ne infischia del nostro ostinarci a rimuovere. Prima o poi ci bracca.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:36
martedì, marzo 09, 2004
ArgoMentz:


C’è un luogo in cui si può esiste per l’eternità, sta tra la vita e la morte, è il punto di mezzo, dove non c’è respiro, ma gli occhi riescono ancora a distinguere la luce dal buio. Non c’è identità, ma solo la luce incerta di una pulsione: rimanere immobili in quello stato di non-vita, di non-morte. E come tutti gli stati di esistenza per essere mantenuto, va nutrito.

Le tremano le gambe. Le sue palpebre tentano di nasconderle la luce pomeridiana. Vorresti sprofondare sottoterra, lo so. Ma io non te lo permetterò. Le succhio ancora una volta la ferita sul collo, il suo sangue è denso, caldo ferroso, mi riempie la bocca colando un po’ fuori. Se ne sta immobile, ma non rigida anche se potrebbe diventare un cadavere. Si lascia fare. Il giorno dopo è ancora stesa sul letto, con il cuore che vacilla tra il piacere e il tormento. Quanto tempo potrò tenerti ancora per me? Devo chiamare in ufficio, avvisarli che oggi non vado al lavoro. Mi fingerò malato, oppure gli dico che ho gli idraulici in casa… Meglio malato, perché se poi non mi va di andare, posso prolungare la malattia. Gli idraulici non si prolungano. Mentre telefono la guardo, lei piagnucola. Strizza un po’ gli occhi. Vorrei lasciarla andare, non costringerla alla mia stessa esistenza, ma ho bisogno di una compagna. Resisti ancora poche ore e poi assaporerai l’angoscia dell’immortalità.



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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:52
lunedì, marzo 08, 2004
ArgoMentz:


Non affrontare la sofferenza, a lungo andare, fa più male che bene.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:18
venerdì, marzo 05, 2004
ArgoMentz:


Quando si ha troppo bisogno degli altri, si diventa molesti.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:58
giovedì, marzo 04, 2004
ArgoMentz:


Forse lo hai già intuito, o forse fingi di non volerla sentire, all’inizio è sempre così, ma poi è inevitabile chiederselo: di chi è questa voce che vive nella clausura delle tue viscere? Dato che il germe della mia entità pulsa ancora flebile nei meandri della tua oscurità, mi sembra prematuro svelarti qualsiasi mia identità futura.

Non chiederti nulla, per ora sarò solo l’incarnato opalescente di una voce. Man mano che mi farò più nitido e avvolgente ti rivelerò gli intrecci tra la mia e la tua memoria. Ti sei mai chiesta se gli angeli portano il cappello?

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:50
mercoledì, marzo 03, 2004
ArgoMentz:


Quando riesco a considerare il mondo alla stregua di un sogno, qualsiasi incubo che vivo ha in sé il sollievo che prima o poi mi sveglierò.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:16
martedì, marzo 02, 2004
ArgoMentz:


Ho le orecchie calde. Mi sento la febbre, una buona scusa per delirare senza essere trascinato in tribunale per disturbo della quiete pubica.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:28
lunedì, marzo 01, 2004
ArgoMentz:


Ci sono ricordi che non racconto a nessuno, nemmeno a me stesso.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 12:44
lunedì, marzo 01, 2004
ArgoMentz:


Grande Concorso n.4. Silent Words. Esprimi con parole tue il "silenzio e potrai vincere un fantastico derviscio danzante direttamente a casa tua.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:56
lunedì, marzo 01, 2004
ArgoMentz: