
«Gradita sorpresa Li’An. Arrivi proprio nel bel mezzo di un preludio».
«Sono colpita anch'io, soprattutto dall'indecenza in cui ti trovo». Disse lei scostando la testa corvina della puttana che succhiava il cazzo di lui.
«L’indecenza. Ne vuoi un po’?».
«Me la sono già presa. Quando sono venuta a cercarti».
Scrivo e cancello. Scrivo e cancello. Scrivo e il cancello non si apre. Qualcuno aveva la chiave, qualcun altro la ha buttata in fondo al lago scuro degli eventi. Per entrare in questa lettera devo forzare il cancello, ritornare indietro per dare un senso a tutto quello che è successo. La mia visione è torbida mentre la tua è più lucida. Strisciare, come vuoi che io faccia, sulla bava della tua lucidità non servirebbe a molto. Ci vuole più tempo perché le ferite si rimarginino e ricercare la colpa del sangue versato è inutile, l’abbiamo già espiata con quello che abbiamo vissuto. Ho voglia di ritirarmi in me e vivere dei miei sogni, farli crescere e sbordare fuori dalla mente per contaminarne il mondo. Per fare questo ho bisogno di solitudine e poche distrazioni, sia emotive che di tempo. Però non posso criptarmi nel mio mondo sospendendo i ponti con tutti. Se me lo permetterai, se lo vorrai, vorrei che tu facessi parte di questi pochi a cui è permesso accedere alle stanze dei miei sogni. Per me sei preziosa ma non come qualcosa da usare, ma come lo è un diamante o un gioiello, assolutamente superflui alla sopravvivenza ma necessari per esistere la bellezza.
Tutti sapevano che non ero stato io. Eppure mi condannarono lo stesso.