Sembra inverno in questo palazzo, anche se nell’angolo laggiù è già primavera. Sei felice o triste o tutti e due insieme. Nevica e un vapore fumoso, che fa sudare freddo, sale dal terreno e dai muri grigio-giallastri rendendo filamentosi i contorni circostanti.
In un grinzoso e abbronzato vestito di lino e gomma con un borsalino giallino in testa, entra pensosamente nella stanza un uomo che ti impedisco di riconoscere. Ha le mani blu come tutti noi che ci trasciniamo tra i cunicoli nebbiosi, timorosi o ansiosi di perderci. Si avvicina al bancone e si siede con fatica sui cuscini di piume. Potrebbero essere senza fodera. Ti vede. Ondeggi vestita di veli iridescenti, sporchi e stracciati, avanzi al centro di un tappeto e cerchi con gli occhi qualcuno, ma nessuno ti presta attenzione. Sei sfatta, scarmigliata, ubriaca e grondi un liquido bianco lattiginoso dagli occhi. E’ la malattia di chi vede troppo e non parla mai. A che serve nascondertelo, è Augen ed è entrato nel nostro ghetto protetto.
Non può essere qui. Ma è così facile essere indulgenti con lui. Lo amo perché mi fa sentire, non importa se male o bene, l’essenziale è che non sia qui per caso.
Augen risale il tuo corpo con lo sguardo, ma non arriva alla fine perché si perde tra le pieghe della tua carne bagnata di bianco. Si alza, sbilanciandosi, barcolla verso di te, riprende l’equilibrio puntando gli occhi sulle tue labbra. Non dire nulla e porgili il boccale di peltro vuoto. Sembrerà una supplica. Sorride con benevolenza ai tuoi bisogni. Chiudi gli occhi e condensati in un’unica e pesante stilla di quel liquido che ti annebbia. Le sue mani ti afferrano il polso. Attendi che scendano, apri gli occhi solo quando le senti ammorbare la tua caviglia. Brucia. Ti volti per andartene ma Augen ti chiede di danzare per lui. Non ci credi, ti sta prendendo in giro, sono anni che nessuno te lo chiede più. San Giovanni Battista si sarebbe decollato da solo pur di godere privatamente delle tue performance. Ora il tuo corpo è troppo pesante da controllare, troppo estraneo per stimolare il desiderio e la tua mente è bombardata di ricordi veri e inventati, flashback e visioni, urla, rumori, sapori di vita condensata. Non senti più la musica o ne senti troppa. Come puoi danzare per lui?
Una fitta al cervello, una scossa che fa tremolare la tua massa gelatinosa ti fa perdere l’equilibrio. Da sette anni ti fa sempre questo effetto la concentrazione.
Ecco, ci sei riuscita, hai isolato una musica nella tua testa. Una qualsiasi, non è quella che senti tu ma è il meglio che puoi fare.
Ancheggi, il suo sguardo è attento, lo hai cercato tanto e ora non riesci a sostenerlo. Balli per lui e per te, lentamente, lascivamente, non ti stanchi, non lo stanchi. Il tuo bicchiere è pieno. Stasera non tornerai a casa. Vuoi perderti di nuovo fino a lacerarti. Sophie, sei una bimba.
commenti (5)
Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:25
venerdì, dicembre 12, 2003
ArgoMentz: