- Ma io dove ti ho già vista? - In fondo al tuo letto, con un tuo alluce in bocca.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:53
lunedì, dicembre 22, 2003
ArgoMentz:


- hey. - Esci dai miei sensi infettati di te. - Ok. - Ok, un cazzo. Vieni qua. - Cosa devo fare... - Stai a debita distanza in modo che ti possa toccare ma che per toccarti mi debba sbilanciare. - Ok. - Stai lì, finché non ho finito. - Di fare? - Di guardarti.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:46
lunedì, dicembre 22, 2003
ArgoMentz:


Il mio cuore sputa stelle.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:28
venerdì, dicembre 19, 2003
ArgoMentz:


Oggi sento una volontà all'esistenza molto forte. Spero di non esagerare. Non vorrei che il mondo ne risentisse proprio adesso che siamo vicini a Natale.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:03
venerdì, dicembre 19, 2003
ArgoMentz:


Il reale è razionale, e il razionale è pura immaginazione.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:21
mercoledì, dicembre 17, 2003
ArgoMentz:


Ho la punta del piede infilata tra il materasso e la struttura del letto, le mani pressate sotto il cuscino e la testa a sentire le dita oltre il rettangolo di piume. L’altro piede puntato sul legno scuro, e sulla cera scivolo, mi dondolo componendo una ninna nanna senza musica finché mi addormento. Sprofondo nel magma dei sogni roventi. Evito gli sguardi infetti di sperma dei diavoli appollaiati sulle montagne di carne macinata che pulsano sullo sfondo. La voce baritonale di qualcuno che conosco mi vibra sulla fronte. «Voglio uscire.» Mi grida. Ed esco. Lo sperma di lui mi cola fuori, scivolando sulle cosce. Odora ancora di gomma pane e candeggina. «Voglio uscire.» Ripeto le parole del sogno e poi penso a dove potrei andare oggi. Non ho voglia di rimanere in casa. Mi posso accontentare anche di un surrogato light di aria fresca. Invece mi ritrovo in compagnia di una sigaretta fumante appoggiata sul bordo del gradino di questo palazzo lurido, ma profumato di detersivo da discount. Potrei farmi i cazzi miei invece le labbra siliconate di una puttana mi distraggono. La guardo salire le scale e la pelle ruvida ripiena di cipria. Si appoggia con fatica al corrimano unto. Ci prova a non dare nell’occhio, ma a me non puoi nascondere la scollatura ancora umida di saliva. Lo so che è stato il portiere. Non sapevo fosse anche il tuo incubo. La sento ancora la mano di lui, lì a provocare le mie vene. Ci ballo un po’ su ed esco dal palazzo scivolando rasente alle vetrine dei negozi. Lo specchio del rigattiere è sempre là, un po’ fumato, appoggiato obliquo ad una sella da cavallo. Appena mi vede non ci pensa due volte a riflettere la mia immagine. Per un attimo ci riesci a farmi credere che sono l’unica che rifletti ma io ti conosco specchio delle mie brume e dei miei incubi, tu vuoi solo rubare i miei sogni per venderli a chi ti pare. Senza ritegno. Però hai quella cornice di vernice nera che una linguaccia te la meriti. Ma perché perdo otto minuti della mia vita a riflettere su uno vecchio specchio bavoso. Ci ballo un po’ su e continuo a strisciare fino al giorno dopo, quando il mio uomo tornerà da uno dei suoi viaggi di lavoro. Devo lavare le lenzuola. Non voglio che si accorga delle macchie di sperma dell’altro. Quell’altro che non so neppure chi sia. Ricordo solo un agglomerato di nei sulla sua schiena. Come ho fatto a portarmelo a casa? Che stupida. E poi… No, non voglio pensarci. Speriamo solo che non sia uno di quelli che si innamorano. Il telefono vibra. Detesto sentirlo suonare, mi innervosisce. Prego che smetta subito, ma è solo un messaggio, di quelli che bisogna cancellare subito. Che bisogna lavare con le lenzuola.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 12:32
lunedì, dicembre 15, 2003
ArgoMentz:


Oggi ho l'insana voglia di deludere qualcuno.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:29
lunedì, dicembre 15, 2003
ArgoMentz:


Sembra inverno in questo palazzo, anche se nell’angolo laggiù è già primavera. Sei felice o triste o tutti e due insieme. Nevica e un vapore fumoso, che fa sudare freddo, sale dal terreno e dai muri grigio-giallastri rendendo filamentosi i contorni circostanti. In un grinzoso e abbronzato vestito di lino e gomma con un borsalino giallino in testa, entra pensosamente nella stanza un uomo che ti impedisco di riconoscere. Ha le mani blu come tutti noi che ci trasciniamo tra i cunicoli nebbiosi, timorosi o ansiosi di perderci. Si avvicina al bancone e si siede con fatica sui cuscini di piume. Potrebbero essere senza fodera. Ti vede. Ondeggi vestita di veli iridescenti, sporchi e stracciati, avanzi al centro di un tappeto e cerchi con gli occhi qualcuno, ma nessuno ti presta attenzione. Sei sfatta, scarmigliata, ubriaca e grondi un liquido bianco lattiginoso dagli occhi. E’ la malattia di chi vede troppo e non parla mai. A che serve nascondertelo, è Augen ed è entrato nel nostro ghetto protetto. Non può essere qui. Ma è così facile essere indulgenti con lui. Lo amo perché mi fa sentire, non importa se male o bene, l’essenziale è che non sia qui per caso. Augen risale il tuo corpo con lo sguardo, ma non arriva alla fine perché si perde tra le pieghe della tua carne bagnata di bianco. Si alza, sbilanciandosi, barcolla verso di te, riprende l’equilibrio puntando gli occhi sulle tue labbra. Non dire nulla e porgili il boccale di peltro vuoto. Sembrerà una supplica. Sorride con benevolenza ai tuoi bisogni. Chiudi gli occhi e condensati in un’unica e pesante stilla di quel liquido che ti annebbia. Le sue mani ti afferrano il polso. Attendi che scendano, apri gli occhi solo quando le senti ammorbare la tua caviglia. Brucia. Ti volti per andartene ma Augen ti chiede di danzare per lui. Non ci credi, ti sta prendendo in giro, sono anni che nessuno te lo chiede più. San Giovanni Battista si sarebbe decollato da solo pur di godere privatamente delle tue performance. Ora il tuo corpo è troppo pesante da controllare, troppo estraneo per stimolare il desiderio e la tua mente è bombardata di ricordi veri e inventati, flashback e visioni, urla, rumori, sapori di vita condensata. Non senti più la musica o ne senti troppa. Come puoi danzare per lui? Una fitta al cervello, una scossa che fa tremolare la tua massa gelatinosa ti fa perdere l’equilibrio. Da sette anni ti fa sempre questo effetto la concentrazione. Ecco, ci sei riuscita, hai isolato una musica nella tua testa. Una qualsiasi, non è quella che senti tu ma è il meglio che puoi fare. Ancheggi, il suo sguardo è attento, lo hai cercato tanto e ora non riesci a sostenerlo. Balli per lui e per te, lentamente, lascivamente, non ti stanchi, non lo stanchi. Il tuo bicchiere è pieno. Stasera non tornerai a casa. Vuoi perderti di nuovo fino a lacerarti. Sophie, sei una bimba.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:25
venerdì, dicembre 12, 2003
ArgoMentz:


Pantomima. Entrai nel suo ufficio, mi sdraiai sulla sua scrivania e le chiesi: «Ti adori?» «Per il 65% si per il 35% no... ma solo perché non ho tempo...»
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:58
giovedì, dicembre 11, 2003
ArgoMentz:


Isaia (55,11) Così sarà la mia parola che esce dalla mia bocca: essa non tornerà a me senza frutto, senza aver fatto ciò che io desidero e riuscirà nella missione per la quale l'ho inviata.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 12:19
mercoledì, dicembre 10, 2003
ArgoMentz:


"Che bello avere migliaia di anni e dimostrarne solo una trentina". Poi mi soffiai il naso e non ci pensai più.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:27
martedì, dicembre 09, 2003
ArgoMentz:


Vi siete mai accorti che passiamo gran parte della nostra vita con persone di cui non ci frega granché, come i nostri colleghi, mentre con gli amici, fidanzati, cani, ci passiamo pochissimo tempo? A me sembra una ingistuzia. Ma cazzo.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 17:26
venerdì, dicembre 05, 2003
ArgoMentz:


Sto andando alla deriva di un sentimento che si sta consumando con il doppio dell'ardore. Metà tempo. Questo è l'ultima. Poi la smetterò con questo vizio di amare.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:33
venerdì, dicembre 05, 2003
ArgoMentz: