Jujube n. 1
Panini scalzi sotto sotto un cumulo di ceneri. Il cielo è vetro di bicchiere dopo una cioccolata calda. La terra è uno spoiler freddo.
Milano. Due scatoloni tremano ad alta frequenza sotto una grondaia. Pioviggina.
«Mi prude l'unghia del mignolo sinistro».
«A me no».
Altrove, dove l’Universo si moltiplica, imperversando di buio remoto, fitto immenso senza fondo, un Silphon , fende le morbide rotondità di una iridescente nebulosa. Poi guizza occhieggiando.
Laggiù, pioviggina ancora. Uno dei due scatoloni avanza di pochi balzi. Si bagna. Guarda all’insù.
«Il cielo è incerto. Il destino è un’altra cosa».
«…»
S’aggancia al boccaporto. Riflesso fulgido sullo scafo, il Silphon rientra alla Neverita Josephinia, vascello della VII° Squadriglia Silphon. Si purifica nel liquido schiumoso. E’ accolto di fretta, in plancia, ansimante.
«Sono sull’Iride di Ly ».
«Mmmmh…» il comandante ingoia una biglia. Vetrate lisce, sguardo impresso e fuori palpita di stelle.
«Mmmmh…»
Dietro una rimessa galattica di astronavi in disuso, un orda di Callipanti, pirati spaziali, devoti alle pratiche Kundalini, sodomizzano voracemente, a turni di due, un’arancia siciliana.
Uno degli scatoloni, ormai fradici, accenna a muoversi.
«Adesso mi prude l'altro mignolo dell'altra mano».
«A me no».
Uno degli scatoloni si capovolge e appare, un po’ rattrappito, un monco. Niente braccia, niente gambe: si direbbe proprio un monco.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:06
lunedì, novembre 17, 2003
ArgoMentz: