Ho bisogno di un'idea, ispirazione, per un corto sul tema del futuro e dei sogni. Non mi viene niente!!! E lo devo consegnare entro stasera. Si accettano suggerimenti o stimoli intestinali.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 12:15
venerdì, ottobre 31, 2003
ArgoMentz:


Sogno del 30 ottobre. C'è un cavallo in una radura. Ai piedi del cavallo c'è un pannolone gigante, con la lampo chiusa(!). Arriva un cavaliere con il suo destriero bardato. Il cavaliere scende da cavallo, ma prima di avvicinarsi al pannolone lascia la sua sacca di denaro per terra e la ricopre con il mantello. Questo perché intuisce che potrebbe trattarsi di una trappola e non vuole essere derubato. Il cavaliere si avvicina al pannolone, nel mentre io (nelle sembianze di un nano lynchiano) sbuco fuori dalla terra proprio sotto il suo mantello e gli frego il denaro. Il cavaliere apre la lampo del pannolone. E non vi trova dentro niente, ma sente la mia risata in lontananza. Si gira e mi vede che sventolo la sua sacca di denaro. Il cavaliere corre incazzoso verso di me. Io do una pacca al suo cavallo gridando: Corri Calvinoooo corri. E il suo cavallo scappa via. Il cavaliere lo insegue gridando: Calvino fermati.... Ma il cavallo calvino continua a corre. Il cavaliere lo insegue gridando: il mio regno per un cavallo il mio regno per un cavallo. E io là dietro che me la rido di gusto. Cosa significa?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:11
venerdì, ottobre 31, 2003
ArgoMentz:


Oggi ho scritto solo due righe di romanzo. Ispirazione zero. Sarà perché lo Sciamano Mio non entrà nella Sua Grotta Mistica da due settimane? Per un erotomane della mia stazza non poco.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 17:14
giovedì, ottobre 30, 2003
ArgoMentz:


Racconto: Snervato di Gher.

Premo tra le dita la placenta snervata di Gher. Mastica lumache senza lasciare bave. Gher. Non so chi sia, e non so perché ogni volta che mi parla si porta via la sospensione del mio fiato. Dove le nascondi… tutte quelle sospensioni di fiati. Un’orchestra ben congeniata, ma il corno wagneriano te lo scordi, Gher. Suonerebbe troppo enfatico anche per le tue apparizioni. In quanto alle mie, sono giorni che faccio la brava e non sento e non vedo nessun uomo, neppure quelli che mi fermano per strada, si sporgono dall’auto e mi servono il loro numero di cellulare su uno scontrino di una boutique del centro. Questo ha appena comprato un tubino di velluto per la sua amante. O sua moglie. O sua figlia. O la sua cagnetta. «Chiamami!» No, non hai la faccia, né il tono della voce di quello che sa indovinare cosa cerca una donna in un vestito. E poi le cifre non mi impressionano. Mi fai schifo. «Sì! Domani sera.» Gli rispondo io noncurante dell’allure verginale che ho dato al tono. Gehr, le ore trascorrono sul ronzio dei B-movie dopo la mezzanotte, fatti viva prima che mi stordisca di pensieri cupi. Leggerò ancora qualche versetto del corano. Forse è l’una. Non ho sentito nessun rintocco. Solo quello del mio polso che sbatte contro la rete del letto. Distesa… un’intera distesa di me. Rossetto sbaffato, le mani dipinte e i capezzoli dritti, se apri la porta adesso potresti essere in tempo per salvarmi. Premo tra le dita la placenta snervata di Gher. Masticami dentro, nelle oasi ancora sane del mio utero. E la porta si apre. E una luce ciondolante, sbronza di fumo, mi acceca. «Sei tu Gher?» «Ciao pagliuzza dorata che sberluccica nello sguardo fugace di una falena che falena sotto luce della deflagrante cometa la notte di Natale fuori c’è il temporale che bello.» Sì, è Gher tutta d’un fiato. «Sì… Gher… e poi? Dove sei stata?» Il mio polso continua a sbattere contro la rete metallica del letto. «Ho trovato un numero, scritto a penna sullo scontrino che avevi lasciato sotto il naso del geco. Ti piace il mio nuovo tubino di velluto?» Le sue ginocchia, le sento fredde che mi sfiorano i fianchi. Se le grido di andarsene non lo farà. Devo solo assecondarla. «Cosa ti ha fatto?» Io, scostandomi dal freddo. «E’ un coglione. Di quelli che si lasciano prendere dall’entusiasmo di avere una strafiga in macchina,» le sue mani mi scivolano sul ventre, «poi gli dici due parole paralizzanti, come pompino e verricello, cose che sua moglie non direbbe mai, neanche nel buio delle loro scopate… e a questo gli trema la pancia.» Le sue mani mi premono sul ventre. «Dove vuoi arrivare Gher?» Mi rigiro su me stessa donandole la schiena. «In bagno. Prima che mi scappi dalla vescica e te la ritrovi sulla schiena.» Le sue mani premono più forte e poi scivolano bruscamente via da me. Gher, fai piano... è tardi. Ascolto la sua pipì scivolare pacata sulla maiolica della tazza. Ascolto la vulnerabilità di Gher prendere un senso unico. Nel suo cervello ci sono solo strade secondarie. Io sono solo un’autostoppista. «Ho un’idea che ti piacerà… Un’idea che nasce da un dubbio.» Gher, di scorcio sul bidet. «Quale idea? Quale dubbio?» «E se io fossi un Angelo, di quelli che ti coprono le spalle nelle sparatorie di Jhon Ford.» Non usare il mio asciugamano rosso… come non detto. Vaffanculo Gher! E’ l’ora del caffè istantaneo: dieci meno un quarto in uno di quei bar che ti chiedi sempre ma chi cazzo ci va in questo buco e invece ti ci ritrovi con Gher, aspettando qualcuno. Forse un contrabbandiere di brezza marina o un compositore di metafore plastiche. Invece arriva con la lentezza di una blatta, la cravatta infilata nei pantaloni, Danny, l’uomo dello scontrino, quello che sa regalare solo tubini di velluto. Quello che vive dei ritagli della tua pelle, nei mozziconi d’unghia, nelle bolle d’aria delle briciole di vita che cadono per la fretta quando mangi un biscotto alla cannella. E’ questa l’idea di Gher che mi dovrebbe piacere? Mr. Blatta spremuto sul muro. DannyTheManInMyAss. «Oh! La mia fatina!» …??… «Scusa se non ho saputo scegliere di meglio, ma è l’unico bar nei dintorni in cui non vengono i miei… dipendenti.» La compagnia di due troiette potrebbe imbarazzarti? «Andiamo?» Sì. Mr. Blatta, ma prima guardami negli occhi. E dimmi se vedi una sfumatura di dolcezza. «Andiamo che si fa tardi.» Tardi per cosa Gher? Tardi per infilarci nel punto di non ritorno che si sta eclissando dietro l’orizzonte curvo del cranio lucido di Mr. Blatta? In un luogo imprecisato a sud-est delle mie cosce: «Sì puttana… sì.» Sì Mr. Blatta, ma non guardami negli occhi, vedresti la tua morte tra le ali bagnate di una farfalla. E lui solleva lo sguardo. Ti ho detto di non guardarmi. Scopami ma non guardarmi. «Sì cazzo… puttana.» I suoi occhi sanno di acini d’uva marcia. Ti scosto la testa. Ti scosto la testa che vorrei staccarti dal collo. Gher! Dove sei Gher? Cosa aspetti? «Gher cosa aspetti?» Uno sprazzo di luce spazza via la necrosi dal mio fegato. «Perdonami fiore tra le mie spine ma noi dobbiamo salvarci da te.» Gher sfila le sue ali. Due lunghi coltelli. Lamine d’incanto che sembrano contorcersi dalla voglia di affondare. E mentre affondano tra le scapole di Mr. Blatta i miei gemiti si fanno sentire altrove, in un mare di vaporoso di quarzo nero. Onda su onda, gemiti che spaziano alla deriva. «Gher, ma secondo te…DannyTheMan… chi era?» Guardo nel suo portafogli. Solo 200 mila. Carte di credito. La foto di sua figlia in 4° Liceo, con un taglio dei capelli simile al mio. «Un trafficante di angeli. Dopo l’orgasmo ti avrebbe spaccato il cranio e dalla ghiandola pineale ti avrebbe succhiato l’angelo, ancora intorpidito dai sensi. Lo avrebbe rinchiuso in una vescica di agnello e rivenduto al mercato nero.» «E tu come lo sai?» Rivesto con cura il cadavere di Mr. Blatta. Gli disegno dei baffi finti con la matita del trucco. «Lo suppongo.» «Forse era solo un rivenditore di auto usate.» «Non ho voluto cogliere rischi. Cosa avresti fatto senza Angelo Custode?» «Gher…» «Sì?» «…» No. Non te lo chiedo. Tanto so che non mi risponderai. Ma quando mi dirai chi sei? «Sì?» I colibrì si adagiano dentro barattoli di marmellata d’arancia e io non so perché quando cerco di toccarti ti dilegui tra le dita. Vero che non sei me? Premo tra le dita la placenta snervata di una creatura angelica chiamata Gehr.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 12:03
giovedì, ottobre 30, 2003
ArgoMentz:


Oggi Inesisto più del solito, per questo, chiunque tu sia, vorrei darti una sensazione di me. Solleva la manica, chiudi gli occhi e baciati sotto il polso, vicino alla congiuntura con la mano. Appoggia le labbra piano, tieni il bacio sospeso quel tanto che basta per sentirmi. Io sono là.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:19
mercoledì, ottobre 29, 2003
ArgoMentz:


Sono due giorni che ho la fantasia così piatta che sembra la planimetria della pianura padana.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:48
mercoledì, ottobre 29, 2003
ArgoMentz:


Proposte per Halloween?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:17
mercoledì, ottobre 29, 2003
ArgoMentz:


«Me ne sbatto le ali», disse la mia Li’An al cospetto di Dio. Poi se ne andò dal Paradiso e scoppiò l’Inferno.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:21
martedì, ottobre 28, 2003
ArgoMentz:


Racconto: Copromatic

«Strega comanda color lacca di garanza rosa… antica!» I bambini disorientati si lanciano alla ricerca del colore comandato mentre il piccolo e paffuto Fantôme scivola su uno scarabocchio di cacca che guarda caso, miracolo dei succhi gastrici di un barboncino, sotto sotto è proprio del colore da lui comandato! Lacca di garanza rosa… antica! Ritornati ognuno nella loro rispettiva casupola, i bambini vengono sgridati, lavati e immessi nel ciclo erosivo della cena. Magna magna ingrassa caga. E giù merda, chi di color rosso inglese, chi terra di Siena ma per Fantôme sempre e solo Stil de grain… giallo! Che alla luce potrebbe essere confuso con giallo di cadmio medio. Ma vi assicuro che era Stil de grain… giallo! E fu così che Fantôme a forza di cagate diventò il Fantôme che tutti conosciamo: l'Artista! Fliegende, detto il Fantôme, lascia oggi il suo passato di coprofago per dedicarsi alla sua nuova inclinazione artistica: l'ammaliazione. La critica si è celermente data allo s-bar-aglio mentre il pubblico ha optato per una forma più temperata, lo sbadiglio. «Non più copro-duzione, verve coprolalica, basta con le sculture di coprolite! Da oggi solo Etereo Marchin-genio, de-gustazione e drammaturgido enigma seppiato.» L'ipnosi dramma-turgido consapelvica della sua nuova opera lascia gli attoniti astanti e gli assenti inspiegabili. Ma secondo il Fantôme non c'è niente da spiegare né da capire, niente da sentire, a dir la verità, secondo lui il teatro di oggi esiste in quanto struttura e non in quanto arte e quindi «… fatevi ammaliare!» La sofisticazione che l'interattività ha portato alla percezione non lascia dubbi: gli occhi non sono più il riflesso dell'anima, la congiuntivite va curata. L'occasione per una gita al Remine-ancient, il museo dei difetti storici voluto dalla Marchesa de Sans Sens, ha fatto sì che il Fantôme inciampasse per caso su un barattolo di latta contenente orzo. Durante la parabolica caduta il Fantôme ha lanciato un disarmante consenso verso il caffè espresso che a parer suo non si dovrebbe vendere, confondendolo con l'orzo, nei barattoli di latta. Tutti si aspettavano che dal tonfo della caduta si avvertisse un «Oh Merda!» ma evidentemente il cambiamento del Fantôme è sintomatico, tutt'altro che esteriore. Ripresi i sensi, il fantomatico Fantôme si è rivolto ad un non poco elettrizzato individuo dai pantaloni rossi e giacca trifolata, chiedendogli di esibirsi in un electro-tripy-folk. L'Elettrizzato ha acconsentito a patto che la patta dei pantaloni degli attoniti astanti venisse abbassata. Misterioso rimane il senso della sua richiesta finché un bambino, anche lui piuttosto elettrizzato, ma tendente all'azzurro, non ha raccontato agli Attoniti che quello era sua fratello. Visto che tale svelamento di parentela non risolve l'enigma tutti se ne vanno delusi. Lo stesso Fantôme si riserva ancora oggi una certa uniformità e monotonia di vedute sull'accaduto.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:53
martedì, ottobre 28, 2003
ArgoMentz:


Cercasi M24 7.62mm Sniper Rifle oppure un SV-98, con silenziatore e obiettivo PKS-07. Urgentemente.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:28
martedì, ottobre 28, 2003
ArgoMentz:


Causa & Effetto C: Piacere io sono Causa. E: E io sono Effetto. C: io vengo sempre prima di Effetto. E: Per questo non riusciamo mai ad avere un orgasmo sincrono.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:04
lunedì, ottobre 27, 2003
ArgoMentz:


Sogno del 26 ottobre 2003. Pilotavo un bombardiere in avaria. Una fortezza volante della seconda guerra mondiale. Precipito vicino ad una villa veneta del Palladio. Due ragazze gemelle si prendono cura di me. Una notte entrano nella mia stanza e mi obbligano a fare l’amore con loro. Un obbligo piacevole anche se le ferite mi fanno ancora male. La loro nonna bussa alla porta. Una di loro si spaventa e si nasconde sotto il letto, l’altra, più disinvolta, nuda e soghignante, va ad aprire la porta. La nonna entra e se la prende con me. Io mi alzo e silenzioso mi vesto, scendo nel cortile della villa, salgo sul mio bombardiere e riparto verso nuovi cieli…
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 10:03
lunedì, ottobre 27, 2003
ArgoMentz:


Ho la sindrome del Pazzo Esitante. Statemi alla larga, perché potrei vomitare un cammello di latta.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:31
lunedì, ottobre 27, 2003
ArgoMentz:


Luogo comune.

I gatti neri, dopo aver leccato i piedi di una giovane infermiera svenuta accanto al letto di un moribondo redivivo, se zompano improvvisamente su una scacchiera, stai pur certo che i due giocatori si incazzeranno.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 19:19
domenica, ottobre 26, 2003
ArgoMentz:


Mascherada Ipnotica

Fai scorrere un polpastrello nell’insenatura tra il medio e l’indice finché non ti troverai nella stanza di un albergo, in compagnia di due valigie nere. Seduta sul materasso spoglio, il lenzuolo è caduto dall’altra parte, ti guardi intorno con gli occhi semiaperti. Da qui in poi ti chiamerai Sophie.

I tuoi vestiti sono ben piegati sul canterano spagnolo. La tua biancheria intima è appallottolata sopra una camicia da smoking. Quindi, hai freddo, perché sei nuda e il riscaldamento non sembra funzionare. C’è un’atmosfera noir nella stanza. Eppure non è così buio. Hai solo voglia di andartene. Ma non puoi, perché se presti attenzione ai rumori che provengono dal bagno ti ricordi che non sei sola, c’è qualcuno di là, si sta lavando le mani. Ti prude la guancia, ma non è un prurito concentrato in un punto, è di quelli sparsi, come se avessi appena ricevuto uno schiaffo. Ti sporgi leggermente in avanti in modo da entrare nel campo di riflessione dello specchio sopra il canterano. Ti accorgi di avere la guancia leggermente più imporporata dell’altra.

Senti il suono intestinale delle ultime gocce d’acqua che si ritirano nei tubi. La porta del bagno si apre. Augen ha lo sguardo ancora alterato. Ogni volta che lo vedi ti sembra sempre più magro. Eppure gli schiaffi te li sa dare. E tu dovresti saperlo che se gli racconti del tuo passato, di tutti quelli che sono scivolati dentro di te, lui non si trattiene. E sciiaff.

«Mi hai fatto male».

«Anche tu».

Vorresti prendere la tua roba, infilarla velocemente nelle valigie nere e andartene, ma è più facile far scorrere un altro polpastrello, questa volta dietro la nuca, finché non ti ritroverai seduta sul divano di casa tua. Il telecomando della tivù ti oscilla in mano. Con l’altra sorseggi un po’ di succo di carota. E quando riponi il bicchiere sul tavolino di vetro lasci cadere il telecomando non curante che si possa rompere. Ti è sempre piaciuto il rumore della plastica che si rompe sul pavimento di casa tua. Non hai mai sopportato il silenzio e allora baciati il polso. Apri ancora di più le fauci e morditi fino all’osso per tutto il tempo necessario a rievocare la voce di Augen che ti narra una leggenda.

«La dea Luna vide un bimbo morto avvolto da un serpente. Ucciso il serpente liberò il bimbo. Gli tolse gli occhi spenti dalla morte e li sostituì con due bacche di guaranà che maturarono in frutti simili agli occhi umani. Gua-ra-nà, nella lingua dei Maué significa “occhi che vivono” Ne vuoi un goccio?».

Ti manca.

Il primo impulso è quello di chiamarlo sul telefonino. Blocca l’impulso. Pensaci bene. Lo sai che non vuole essere disturbato sul lavoro. E comunque lo troveresti spento e un altro smacco per il tuo stomaco. Chiudi l’album dei reumatismi al cervello, tuffati nella scatola di latta dei Butter Cookies danesi. Se non ce l’hai in casa peggio per te, non ti resta che strofinare un altro polpastrello.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 19:02
domenica, ottobre 26, 2003
ArgoMentz:


Racconto: Salamandre Greche

Qualche attimo prima di chiudere gli occhi gli parve di volare via. Il vento sfila nervoso, sulla schiena di una silfide alata. Un raggio insolito si stacca dal Sole, ormai svaporato nell’opacità dell’orizzonte, colpisce la punta di dolomia di una cima, soffocandola di rosso. Nelle valli e su, lungo i pendii e sulle sponde dei torrenti, sotto i pini e un po' più in là, dietro quel sasso macchiato dal muschio, dentro la tana di un satiro conturbato dal respiro lungo e soporifero della sua ninfa, quieta sale l'oscurità. S'inerpica lenta, e ancora più lenta va a spegnere le fiamme rocciose.

Il giovane Anders se ne sta in piedi sulle rocce sporgenti, la vastità del cielo sopra di lui gli sprofonda dentro turbandogli il respiro. Abbassa le palpebre e si smarrisce. Il cri cri dei grilli agita il buio. Solo contorni privi di riflessi. Era quello che voleva, smarrirsi.

Aria rarefatta. Sospensione. Si toglie la giacca, la maglietta sudata, gli scarponi, i pantaloni, i boxer magenta a righe gialle. Piega tutto meticolosamente ma si rimette gli scarponi. Un po' matti va bene, ma camminare nel bosco senza scarpe era per lui una forma di masochismo gratuito che non poteva tollerare. Nasconde il resto fra i rami bassi di un pino mugo. Il suo corpo, spicca di bianco, selvatico e felino. Era da molto tempo che desiderava smarrirsi sulla via del ritorno, in montagna, la sera, e soprattutto consapevolmente, in quel luogo privo di umanità, dove gli Dèi scendono di tanto in tanto, per concedersi in allucinazioni o smaniare la loro bellezza a quei mortali che come lui si perdono. Per questo si è spogliato, per essere visibile a Loro, che meglio vedono la nudità, specialmente quella plateale, aperta, esposta, come una vittima sacrificale. Ma questa ultima sfumatura lui non la può sapere.

Anders. Si lancia di corsa lungo il pendio imitando il volo limpido di una fenice di ghiaccio e il verso stridulo di una scimmia. Seduto su una guglia di roccia, tra i vapori caldi, un giovane dio, intento a sondare una particella subatomica, lo vede di riflesso e se ne innamora per un istante…e l’istante successivo s’innamora di una cerva che ad ampi balzi si porta sull’altro versante della montagna. Sorpreso, ma non confuso, dal duplice sentimento si proietta sulla cerva, la possiede e la sbrana. Ora può dedicarsi a Anders, ma lentamente. Con gli esseri umani ci si può divertire con più gusto.

Un blaterare d’ali soverchia il momento… Dalle fronde degli alberi si staccano dei coriacei suonatori di cornamusa. Dal ventre delle rocce escono danzatori fluidi e roventi come lava. La musica, di una bellezza austera, intensa, si aggira tra i rami, sotto quelli spezzati, echeggia sulle rocce colmando le valli… i danzatori avanzano verso Anders posando i loro piedi roventi sull’erba, si circondano di un fumo denso, dalle spirali morbide ma dall’odore pungente, a volte aromatico a seconda dell’erba calpestata. Si avvicinano, Anders non sembra spaventato, forse non sono minacciosi, ma neanche rassicuranti. Lui trema, non per il freddo, ma per l’eccitazione della chiarezza, della lucidità con cui si svela l'Indefinito, un'allucinazione tangibile, che diviene ancora più palpabile quando sente due salamandre, sinuose e viscide, dalla pelle maculata di nero e giallo, entrargli nello sfintere.

Copulano dentro di lui, più e più volte. Il piacere viscerale gli stringe le budella. I due corpi estranei si spingono su, tra convulsioni e gemiti dissonanti, fino al colon, dentro lo stomaco. Anders cade in ginocchio, sull’erba umida, tenendosi la mano sul ventre. Poi vomita. Grumi gelatinosi di code, occhi mielati, aperti, e un feto, lucido di liquido amniotico, che cadendo a terra, assorbendone l’humus, velocemente muta in un corpo dalle fattezze umane, nonostante la bellezza e la perfezione delle forme non abbiano niente di umano. Le sue labbra rosse si aprono in un sorriso barocco. Un lamento di compiacimento. Una mano solleva il mento di Anders che è ancora intontito, con gli occhi pesti, incapaci di spalancarsi.

«Tu sei condannato all’umanità…» dice la creatura fissando la nebbia dei suoi occhi.

Anders si lascia cadere, senza peso, senza volontà, sul corpo glabro e tendente all’abbaglio, del dio. Appoggia il capo sul suo petto. Si lascia accarezzare dalla sua dolcezza, meticolosa, impalpabile, molto sanguigna.

«Io ti amo. Amo l’angoscia della morte di cui io non potrò mai soffrire.» Gli dice accarezzandolo sulla nuca. «Posso solo amarti e amandoti posso illuderti di essere potente come un immortale…»

Le lacrime di Anders si staccano dalle ciglia andando a contornare le labbra del dio. La sua lingua, bianco di zinco con striature orizzontali di rosso cadmio, cattura le lacrime… assaporandole, le lascia persistere sul palato. Poi le sputa sottoforma di cristalli di neve.

«Le tue lacrime hanno il sapore del Nulla… Amami e ti farò esistere di più.»

Anders. I muscoli si tendono, cercano di avvolgere quel corpo. Si sforzano di amare. Il suo viso è una smorfia vivace di un dolore che anela, che si protrae sull’orlo della notte, l’oscurità, la bellezza, la consapevolezza nuda, sfibrante, finché il cuore si stacca, sotto i colpi di quell’amore levigato, limpido, sontuoso, assoluto. Un ultimo spasimo. Odore pregnante di sperma. Gli occhi! Carbonizzati. E muore.

Il dio rimane in silenzio, con gli occhi pieni dell'adorazione che è riuscito a estorcere. Le unghie conficcate sulla schiena del corpo morto. Di Anders, morto.

Il vento sospira, fievole e morbido. Il dio si alza e se ne va, appagato di quel momento di amore trafugato. Se ne va tagliando il cielo di un urlo stridente, sprofondando nello straripare di nuvole di un universo affamato, esteso nello slancio di ombre incurvate su se stesse, in attesa di una luce… chiunque sia, una luce.

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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 14:21
sabato, ottobre 25, 2003
ArgoMentz:


10. Imprevisto touché - «Avevo tracciato una linea sul mio cammino… non sapevo di incontrarti». Mi disse così la mia Li’An, cinque minuti prima di staccare dal lavoro. «Chissà quante macchie di luce incontrerai stasera lungo la strada di casa». Le dissi io, sulla porta, cinque secondi prima di non vederla più.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:16
venerdì, ottobre 24, 2003
ArgoMentz:


Ho le palle che girano a mille. Qualcuno sa giocare a biliardo?
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:14
venerdì, ottobre 24, 2003
ArgoMentz:


Il Romanzo è ambientato soprattutto ovunque. Dai condotti fognari di un teatro parigino, alle steppe della Mongolia, dal bidet del mio bagno, fin dentro i ventricoli del cuore di una bimba eschimese. Non mi pongo nessun limite. Tutto sta nel lasciarsi andare alla fantasia e circoscriverla in una storia.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 09:52
venerdì, ottobre 24, 2003
ArgoMentz:


Smettila di toccarti la Luna è il titolo del romanzo che sto scrivendo. Protagonista del Romanzo è Li'An. Una ragazza la cui vita immaginaria è bla bla bla e bla bla bla...
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 15:33
giovedì, ottobre 23, 2003
ArgoMentz:


Stamattina gira bene. Ho solo i muscoli intontiti da una notte dormita tutta d'un fiato su di un letto che sta cedendo. Ancora pochi giorni e mi arriverà il primo stipendio dopo mesi di magra. La prima cosa che farò sarà comprarmi un divanoletto nuovo. La seconda cosa, dormirci ad oltranza. La terza chiamare un idraulico per ripararmi il bidet che spande. La quarta comprare due telai nuovi per i miei quadri. Alla quinta mi sa che riceverò una telefonata dalla banca che mi dirà che sono di nuovo sotto. E via così...
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 11:54
giovedì, ottobre 23, 2003
ArgoMentz:


Mi manca, l’odore della tua pelle a quest’ora.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:18
mercoledì, ottobre 22, 2003
ArgoMentz:


Oggi gira come se girasse da sempre, solo che a differenza degli altri giorni riesco a fermarla.
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Stralunato da CavaliereInesistente alle ore 16:17
mercoledì, ottobre 22, 2003
ArgoMentz: